Piccola imprenditoria in crisi: "Un clima da lockdown di fatto"

Piccola imprenditoria in crisi: "Un clima da lockdown di fatto"
di Diego Galli
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 06:55 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 12:18

Con lo spettro della zona arancione in arrivo per il prossimo lunedì nel Lazio e sempre più persone in quarantena, si aggrava il bilancio della piccola e media imprenditoria viterbese. Il settore della ristorazione, in particolare i bar, cercano di adeguarsi con piccoli rincari, ma chiunque resti tagliato fuori dai nuovi ristori teme il peggio per la sua attività. “Il termometro della febbre delle imprese è sicuramente più alto di quello dei positivi al covid – commenta Andrea De Simone, segretario provinciale di Confartigianato – La situazione è sempre più drammatica, le certezze sono poche, ma la politica sembra concentrata solo sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Nel frattempo, la cassa integrazione è scaduta, sono ripresi i pagamenti dei prestiti bancari, tornano le notifiche delle cartelle esattoriali e i costi fissi delle imprese continuano a lievitare. L’intero settore è in ginocchio e il clima è quello di un lockdown di fatto”. Purtroppo, il torpore che pervade il Governo non cesserà di esistere almeno fino al prossimo 24 gennaio, data prevista per l’elezione del nuovo capo dello Stato italiano. Sulla stessa linea, estremamente preoccupata, di De Simone, anche Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia. “Le risorse stanziate per i prossimi ristori sono limitate – spiega – anche per questo il settore Horeca e il commercio al dettaglio sono stati tagliati fuori. La speranza è che il pressing dato da tutte le associazioni nei confronti del Governo possa presto portare all’arrivo di nuovi aiuti anche per queste categorie. La riduzione dei consumi e dell’afflusso di clienti per le attività ristorative, a seguito di questa nuova ondata, è più che evidente. La paura del covid è tangibile. Bisognerebbe, da subito, pensare al rinnovo di misure come la semplificazione e la riduzione dei costi dell’occupazione del suolo pubblico per le attività”. Dello stesso parere della Melaragni e di De Simone, anche Vincenzo Peparello, presidente di Confesercenti Viterbo. “Il momento di tranquillità è stato effimero – afferma – Ora è necessario ripristinare i ristori per tutte le categorie, così come la cassa integrazione in deroga e le altre misure. L’aumento delle spese di gestione si è trasformato in un salasso per molte imprese, che preferiscono restare chiuse per limitare i danni. Tuttavia, non resisteranno per sempre, la resilienza che le ha contraddistinte nei primi mesi di pandemia non può essere eterna”. Secondo Peparello, l’unica “ricetta” possibile per questo problema è quella che può fornire il governo: nuove misure di sostegno ad ampio raggio e tempi ridotti per il loro arrivo. “Insieme alle altre associazioni abbiamo esposto al governo le tante preoccupazioni che coinvolgono tutti i settori. Ora dobbiamo sperare che il governo passi dalle parole ai fati in breve tempo”.

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