Giallo di Ronciglione, il consulente: «La vittima caduta dalle scale, impossibile che sia stata spinta»

Giovedì 1 Aprile 2021 di Maria Letizia Riganelli
La difesa di Andrea Landolfi

Giallo di Ronciglione, è scontro su tutta la linea. Ieri ultima udienza istruttoria per il processo in Corte d’Assise che vede imputato Andrea Landolfi. Trentenne romano accusato di aver ucciso la fidanzata, Maria Sestina Arcuri, lanciandola per le scale della casa della nonna a Ronciglione. In aula gli ultimi due consulenti della difesa, l’ingegnere Giuseppe Monfreda e il medico legale Massimo Mansutti.

I due esperti, chiamati dagli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, hanno fornito alla corte una diversa ricostruzione dei fatti. Diversa rispetto a quella dell’impianto accusatorio. La Procura, dopo ben 4 accessi nella casa con gli esperti del Ris, ha concluso che la vittima non era rotolata per le scale, né caduta accidentalmente. Maria Sestina, in base a rilievi e risultanza autoptiche, sarebbe stata lanciata dalle scale cadendo a piombo sul pavimento sottostante. Sbattendo prima la schiena e poi la testa. Colpo mortale.
La visione dei consulenti però è tutt’altra.

«Come i tecnici del Ris - ha spiegato l’ingengere Giuseppe Monfreda, che ha lavorato anche per il giallo di Caronia - ho usato lo scanner laser, che offre una precisione millimetrica. Ho fatto 20 simulazioni e tra tutte quella che più va a soddisfare i dati raccolti e le risultanze è quella descritta dall’imputato nell’ultima udienza. Ovvero che lui mentre scivola si aggrappa al braccio di lei. La ricostruzione fornita dal Ris non si sposa con questo caso. Non è dimostrabile. La vittima non scavalca il muretto. Sarebbe possibile solo se invece di un corpo fosse stata lanciata una pallina».

Della stessa idea il consulente medico legale Massimiliano Mansutti. «Ho ricostruito 3 possibili dinamiche. Con una precipitazione assoluta dalle scale avremmo trovato una lesività diversa e segni anche sul luogo dell’impatto. E soprattutto dove il Ris ha collocato il corpo della giovane vittima dopo la caduta non collima con le lesioni riscontrate. Sono proprio le ecchimosi della ragazza a escludere quel tipo di ricostruzione. Impossibile anche la caduta con rotolamento. L’unica possibile è la dinamica riferita dall’imputato in udienza. Ovvero che entrambi erano sulle scale, la vittima più in alto. Mentre l’imputato stava perdendo l’equilibrio si è aggrappato per non scivolare. Questo ha permesso al corpo di Sestina di sollevarsi e precipitare».

 Le due ricostruzioni hanno sollevato gli animi e molte domande da parte del pm Franco Pacifi e dell’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano. Increduli difronte a questa nuova ricostruzione.Alla prossima udienza, fissata per il 14 giugno, inizierà la discussione. Il sostituto procuratore sarà il primo a parlare.

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA