Morte di Maria Sestina Arcuri, il pm chiede 25 anni di carcere per il fidanzato

Il pm Franco Pacifici
di Maria Letizia Riganelli
3 Minuti di Lettura
Martedì 15 Giugno 2021, 06:35 - Ultimo aggiornamento: 19:56

Morte di Maria Sestina Arcuri, il pm chiede 25 anni di carcere per il fidanzato. «Questo è stato il processo delle due verità - afferma il sostituto procuratore Franco Pacifici in aula durante la discussione -, quella della Procura e quella dei familiari dell’imputato». Andrea Landolfi è in aula, sotto gli occhi della Corte d’Assise guidata dal presidente Eugenio Turco, mentre il pm parla. Ascolta le parole della pubblica accusa per oltre 4 ore. Solo alla fine, dall’acquario, alza la voce per dire. «No, non è vero niente».

L’imputato ce l’ha col sostituto procuratore che durante la lunga discussione ha ricostruito non solo gli atti del processo ma anche le indagini «condotte - spiega - con scrupolo maniacale». Andrea Landolfi è accusato di omicidio, lesioni e omissioni di soccorso e ieri per evitare di parlare ancora ha scelto di allontanarsi dall'aula. Il 4 febbraio del 2019 la sua fidanzata morì all’ospedale di Belcolle dopo una terribile caduta per le scale della casa della nonna a Ronciglione.

Per il pm quella caduta non fu accidentale: Maria Sestina fu spinta da Andrea Landolfi. «Durante le indagini e anche durante la fase processuale - dice Pacifici - c’è stata una mistificazione della realtà. La prima a non dire la verità è stata la nonna di Andrea, che in più occasioni ha mistificato tentando di proteggere il nipote. E quando non sapevano di essere intercettati abbiamo capito. Landolfi parla con la nonna e le dice: se crolli tu, crollo io. Se cadi tu, cado io. E’ tutto un domino».

Il pm ricostruisce anche la dinamica della caduta, ricordando la perizia del Ris e quella del medico legale, senza dimenticare di lanciare bordate ai consulenti nominati dalla difesa che secondo lui avrebbe fornito versioni che addirittura sconfesserebbero la versione data dallo stesso imputato. Poi passa ai testimoni. «E’ stato detto di tutto - continua - ma le parole del figlio di Landolfi sono attendibili. La stessa Cassazione lo afferma. Il testimone del pub parla di fatti che hanno trovato riscontro anche sul telefonino della vittima. Telefonino che è stato sbloccato in Germania dall’ingegnere Sergio Civino perché nessuno ci ha fornito il codice di sblocco, nonostante quel telefono pacificamente era utilizzato anche dall’imputato».

E da quello stesso telefono il pm ha estrapolato i messaggi audio tra i due fidanzati. Vocali che sono stati fatti risuonare in aula. Messaggi in cui Sestina dice ad Andrea: «Adesso basta, io una vita così con te non la voglio». Oggi tocca alla difesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA