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Montalto, comparto ittico in crisi: «Non c'è il pescato, solo plastica»

Montalto, comparto ittico in crisi: «Non c'è il pescato, solo plastica»
di Marco Feliziani
3 Minuti di Lettura
Domenica 7 Agosto 2022, 05:30 - Ultimo aggiornamento: 18:07

Riduzione della pesca, troppa indifferenza verso il settore e rischio di non avere più una banchina per attraccare le barche. Sono almeno tre le piaghe che colpiscono il comparto ittico a Montalto Marina. Una ghigliottina pronta a cadere sulle teste dei pescatori professionisti, che lamentano dei tanti problemi che affliggono la professione. Sono rimasti in sette sul litorale di Montalto a svolgere questo antico mestiere, negli anni ’80 erano venticinque e alcuni hanno tramandato la loro passione ai figli. Una figura, quella del pescatore, che rappresenta il sacrificio, l’umiltà e la libertà; la ricorda uno dei brani più belli scritti e interpretati da Fabrizio De André. Una figura che oggi, però, non trova spazio tra i giovani. «Nessuno - spiega Aldo, uno dei pescatori di Montalto - vuole fare più questo mestiere».

L’investimento è comunque alto e i proventi sono pochi. «Oggi (nella giornata di ieri, ndr) sono uscite quattro barche e il pescato non raggiunge neanche i cento euro di guadagno, continua Aldo. L’elenco è lungo: il pesce non c’è più, sono sparite le sogliole, le seppie, i calamari, il fragolino, la ricciola, la palamite e i merluzzi; tutto quel pesce sotto costa che una volta riuscivi a riempire le reti». I pescatori spiegano che tra i tanti problemi ci sono le condizioni climatiche che non stanno permettendo al settore di avere introiti. «Sono mesi - dicono - che non si vede un mare in burrasca e di conseguenza il pesce non gira. Prima c’era il periodo di magra, ma anche il periodo buono. Oggi spesso conviene rimanere a terra».

Un lavoro per loro che oltretutto comporta anche un investimento a rischio. Ogni rete può costare oltre cento euro al metro e in mare vengono calati anche due chilometri, una qualunque causa può provocare la sua perdita o il danneggiamento. Poi c’è il fattore carburante: per il peschereccio la spesa si aggira sui 30 euro al giorno di gasolio per giungere in mare aperto e ritornare agli ormeggi. «Io spendo circa 900 euro al mese di nafta - dice un pescatore - e tornare a terra senza il pescato è dura». Ma come si svolge il mestiere del pescatore? Per loro la sveglia suona alle quattro di mattina e alle cinque sono già in mare davanti la costa di Montalto per recuperare le reti calate la sera prima. Una volta a terra inizia la delicata raccolta del pesce che viene poi stipato nelle cassette e che prenderanno successivamente la strada del commercio. Ma la quantità è minima. «L’inquinamento e la pesca a strascico - spiega Fabrizio - sono anche le cause del poco pesce. Peschiamo spesso solo plastica, tanta plastica, molte buste di concime e confezioni di assorbenti».

Tra i problemi dei pescatori c’è anche il cantiere per la messa in sicurezza del fiume Fiora, dove è in progetto la realizzazione di un muro per contenere l’acqua in caso di alluvione, come quella avvenuta nel 2012 in cui persero quasi tutti il peschereccio. Ad oggi i pescatori non sanno se è prevista nell’opera la realizzazione di una banchina per l’attracco delle imbarcazioni. «Dove andremo durante i lavori del muro? Come faremo a lavorare? Chi ci ascolterà?»

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