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Porto di Marta, l'ex vicesindaca Catanesi: «Indagata per un mio eccesso di zelo»

Porto di Marta
2 Minuti di Lettura
Venerdì 6 Maggio 2022, 07:15

«Indagata per un mio eccesso di zelo». Si difende l’ex vicesindaca di Marta Lucia Catanesi imputata per abuso d’ufficio, falso ideologico e violazione delle norme sulla tutela del paesaggio in concorso con il sindaco Maurizio Lacchini e un professionista del luogo.

Al centro della vicenda i lavori al porticciolo di Marta. Il processo, davanti al collegio del Tribunale di Viterbo, è alla battute finali. L’inchiesta della magistratura viterbese invece è nel 2016, subito dopo l’inizio dei lavori di ristrutturazione e ampliamento del porto finanziati con fondi europei. Lavori che avrebbero, secondo l’accusa, cambiato radicalmente la destinazione d’uso della diga di circa 270 metri. Da barriera ad attracco.

Secondo l’impianto accusatorio il Comune di Marta si sarebbe procurato un vantaggio economico chiedendo alle imbarcazioni un canone per l’ormeggio al molo. Proventi non dovuti, sempre secondo l’accusa, in quanto non era possibile attraccare, essendo solo un’opera idraulica. Durante l’udienza l’ex sindaca, assistita dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani, ha spiegato l’intera vicenda, sottolineando come l’agire del Comune sia sempre stato dettato da accordi preso con la Regione Lazio.

«Nel progetto della Regione, anche quello nel cartello affisso - ha spiegato la Catanesi durante l'esame imputato - durante i lavori, erano presenti gli attracchi. Quindi per noi era pacifico che ci fossero. Tanto che più volte mi sono presentata in Regione per chiedere se andava tutto bene. Nessuno ha mai parlato di aumento delle barche da ormeggiare, i numeri erano sempre gli stessi. Per me è sempre stato tutto molto chiaro, come anche detto durante la conferenza di servizio nel 2009 per il parere urbanistico sul progetto».

Si torna in aula il 2 novembre.

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