Mafia viterbese, il boss riusciva a gestire i suoi traffici dal carcere: aveva un telefonino in cella

Mafia viterbese, il boss riusciva a gestire i suoi traffici dal carcere: aveva un telefonino in cella
di Maria Letizia Riganelli
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Lunedì 3 Febbraio 2020, 13:03 - Ultimo aggiornamento: 13:11

Ndrangheta viterbese, Ismail Rebeshi era riuscito a far entrare un cellulare in carcere. Il boss del sodalizio criminale durante la detenzione nel carcere di Cuneo avrebbe parlato più volte col fratello minore per continuare a gestire i suoi traffici illeciti. «Grazie a dei telefoni introdotti in carcere clandestinamente - ha scritto il gip nell'ordinanza - Rebeshi continuava a impartire ordini sulla gestione dei suoi affari illeciti». Un particolare significativo emerso nell'ordinanza di custodia cautelare per David Rebeshi e tre ragazzi albanesi arrestati per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I quattro indagati, alcuni giorni fa, sono stati spostati in carceri di alta sorveglianza. Subendo la stessa sorte degli imputati di Erostrato. I pm antimafia Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò hanno chiesto anche per loro lo spostamento in carceri diversi e molto lontani. Un provvedimento accolto dal giudice. David Rebeshi, fratello del più noto Ismail in carcere per mafia da gennaio scorso, è stato arrestato insieme a tre connazionali i primi di dicembre. Dai carabinieri del Nucleo investigativo, allertati da un ristoratore viterbese che sarebbe stato vittima di pesanti minacce ed estorsione del gruppo di albanesi.

Gli indagati avrebbero preteso dall'imprenditore 4.000 euro. Un fantomatico debito che l'uomo avrebbe avuto col fratello di Rebeshi. L'imprenditore, già vittima dell'associazione mafiosa capeggiata da Ismail Rebeshi, conoscendo bene lo spessore criminale ha deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine. Dietro all'estorsione, secondo l'accusa, si nasconderebbe la lunga mano del sodalizio criminale di stampo mafioso, stroncato un anno fa e che presto sarà giudicato con rito abbreviato.

Il collegamento non starebbe semplicemente nel legame di sangue tra i due fratelli Rebeshi. Le conversazioni captate dagli investigatori e la corrispondenza privata dei fratelli albanesi svelerebbe le intenzioni criminali. David per riuscire a ottenere i soldi dell'imprenditore chiama in causa Ismail: «Devi dire grazie a dio, quello se era fuori era peggio. A lui piace mangiare sangue di altri».

«I correi - ha spiegato il gip di Roma - sono perfettamente consapevoli che agendo riuniti e facendo riferimento al recupero crediti nell'interesse di Ismail, mettono la ittima in condizione di terrore e riusciranno a costringerlo a pagare».

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