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Mafia a Viterbo, il boss chiede il rito abbreviato per lo sconto di pena

Mafia a Viterbo, il boss chiede il rito abbreviato per lo sconto di pena
2 Minuti di Lettura
Domenica 12 Gennaio 2020, 12:35

Ndrangheta viterbese, la bomba Dervishi fa saltare i piani delle difese. A pochissimi giorni dall'udienza preliminare a Roma, in cui i giudici saranno chiamati a decidere sul rinvio a giudizio, la maggior parte degli indagati pensa a un abbreviato. Un rito alternativo che consente lo sconto di pena.

Una scelta già fatta, nell'udienza del 21 dicembre scorso, da Luigi Forieri, Martina Guadagno e il pentito numero uno Sokol Dervishi.


E proprio le numerose parole pronunciate da Dervishi, alias Codino, avrebbero convinto anche il capo Giuseppe Trovato a chiedere di essere giudicato con l'abbreviato. L'albanese pentito ha parlato proprio di lui nelle dichiarazioni. In diversi interrogatori, resi davanti al pm Fabrizio Tucci, ha svelato i segreti, i retroscena e l'organigramma dell'associazione a delinquere di stampo mafioso (secondo l'articolo 416 bis).

Ha raccontato nel dettaglio il patto tra i due capi, Ismail Rebeshi e Trovato, per prendersi la città. «Trovato - ha affermato Codino - aiutava Rebeshi a controllare il mercato della droga a Viterbo e Rebeshi, con i suoi uomini, a sua volta aiutava Trovato a incendiare i negozi e le auto dei concorrenti e a controllare il mercato».

La vera mente però era il calabrese. «Diceva - racconta Codino - che voleva controllare il territorio, voleva che le persone del Viterbese si rivolgessero al gruppo per qualsiasi cosa, voleva imporre rispetto e onore»: queste l parole del pentito che avrebbero certificato, se possibile, ancor di più l'impianto accusatorio. E soprattutto avrebbero fatto fare marcia indietro sulla scelta del rito con cui essere giudicati a molti indagati.

Oltre a Trovato, infatti, sarebbero intenzionati per la stessa scelta anche Spartak Patozi e Gabriele Laezza. Chi invece sembra convinto di procedere con il rito ordinario è Ismail Rebeshi e i due imprenditori viterbesi Emanuele Erasmi e Manuel Pecci. Martedì 14 gennaio nell'aula Occorsio del tribunale di Roma le scelte diventeranno definitive.

Le difese hanno ancora 48 ore per preparare la linea. Saranno gli avvocati della difesa, infatti, ad essere protagonisti. I pm antimafia Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci, a dicembre, hanno già parlato chiedendo il rinvio a giudizio per tutti gli indagati che ancora non avevano scelto il rito abbreviato. Ovvero per i due capi Trovato e Ismail Rebeshi, e per Foutzia Oufir, Gabriele Laezza, Pavel Ionel, i fratelli Patozi e i viterbesi Erasmi e Pecci.

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