Calcio, Riccardo Bonucci racconta Leo
«Giocavo meglio io, ma guai a dirglielo»

Giovedì 16 Gennaio 2014 di Marco Gobattoni

VITERBO - Due fratelli uniti dal legame di sangue, dalla vita, ma soprattutto dal calcio. Riccardo e Leonardo Bonucci, elencati rigorosamente in ordine di età, hanno condiviso fin da piccolissimi l’amore per il pallone.

Quattro anni e mezzo di differenza tra loro due, con Riccardo che è nato nel novembre del 1982 ed ha i crismi e l’autorità del fratello maggiore, visto che Leonardo è arrivato solo nel maggio del 1987.

Le carriere dei due fratelli hanno preso strade diametralmente opposte: esplosione per il Bonucci minore che è diventato colonna portante della Juventus e della nazionale, una storia calcistica che va dalla serie C1 all’attuale Seconda categoria per Riccardo che adesso guida la retroguardia della capolista del girone A di Seconda, Tuscania.

Ma come si vive al fianco di un fratello che ormai staziona nel grande calcio da cinque anni? «Abbiamo avuto due storie calcistiche diverse – parla a braccio Riccardo – io ho fatto tutta la trafila nelle giovanili della Viterbese e sono riuscito anche a debuttare in serie C1 trovando il gol al mio esordio al Rocchi. Purtroppo alcune cose sono girate male: nel dicembre 2001 firmai per il Civita Castellana e pochi giorni dopo mi chiamò il Grosseto di Piero Camilli che iniziò la scalata verso la serie B».

Il calcio, si sa, è cogliere l’attimo, girare la mano della fortuna verso se stessi. Riccardo Bonucci non è stato sfortunato. Gli addetti ai lavori, chi lo ha visto giocare e anche i semplici amici sono tutti della stessa opinione: le sue qualità tecniche erano superiori a quelle di Leonardo, ma questo non è bastato per arrivare in alto.

«Questo lo lascio giudicare agli altri, ma sicuramente posso dire che ero superiore a lui a livello calcistico (ride ndr). La sua forza è stata sempre quella caratteriale: riesce a farsi scivolare tutto addosso e riparte senza farsi demoralizzare da nessun tipo di problema: il carattere, invece, è stato un mio limite».

Non solo il carattere, ma anche i tanti infortuni al ginocchio che lo hanno condizionato. Oggi però non è più tempo di guardarsi indietro e Riccardo che lavora alla Ausl di Viterbo, segue con passione le gesta di Leonardo e continua a dispensare consigli e critiche quando ce n’è bisogno.

«Ci sentiamo prima delle partite – rivela – ma se non ha commesso errori particolari, dopo non lo richiamo. Quando sbaglia invece lo chiamo e parliamo come è successo dopo la sconfitta in Champions League contro il Galatasaray. Cosa gli ho rimproverato? Doveva stringere di più la marcatura su Drogba».

Stesso ruolo, entrambi difensori centrali, e stesso modo di giocare anche se i due hanno caratteristiche diverse. «Quando dico a Leonardo che io ero più forte, mi prende in giro e dice che la carriera parla per lui. E’ vero e in quel caso posso solo abbozzare. Siamo tutti e due malati di calcio e lui accetta i miei consigli come difensore esperto, ma soprattutto come fratello maggiore. In cosa deve migliorare secondo me? Nell’uno contro uno deve ancora crescere».

In estate ci saranno i Mondiali in Brasile. Con molta probabilità, il fratello maggiore seguirà Leonardo in Sudamerica, ma quando ci sono le partite in televisione, Riccardo ama la solitudine. «Seguo le gare di Leo da solo e in rigoroso silenzio – rivela – non mi piace la confusione: amo sentire i commenti dei telecronisti e le valutazioni che fanno su Leonardo».

Con una mano pronta ad afferrare il telefono per una strigliata da fratello maggiore.

Ultimo aggiornamento: 14:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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