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Le banche in fuga dai piccoli comuni del Viterbese, la Cisl: "Intervenga il presidente della Provincia"

Le banche in fuga dai piccoli comuni del Viterbese, la Cisl: "Intervenga il presidente della Provincia"
di Renato Vigna
3 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 09:41 - Ultimo aggiornamento: 20:37

Diminuiscono le banche su tutto il territorio. Il credito concesso nei confronti delle micro, piccole e medie imprese, ossatura dell’economia locale, è sempre più a secco. Ma le ripercussioni di un settore in contrazione le vivono anche i dipendenti sulla propria pelle: il personale è sempre meno e le lamentele esplodono. “La situazione continua a peggiorare. La desertificazione soprattutto nei piccoli centri, con continue chiusure – denuncia il segretario della Cisl, Fortunato Mannino – significa ridurre i servizi e quindi sia la capacità di attrarre nuovi residenti, sia quella di aiutare l’economia territoriale”.

Un problema di cui Mannino investe il presidente della Provincia, Alessandro Romoli al quale chiede “di confrontarsi con l’Abi (Associazione bancaria italiana, ndr) per capire quali sono i piani per il futuro, visto che spesso le riorganizzazioni avvengono all’insaputa di tutti, sindaci compresi. Un confronto preventivo – conctinua il segretario Cisl – aiuterebbe a trovare soluzioni per mantenere almeno gli sportelli Atm nei piccoli paesi”. 

Del resto, il quadro tratteggiato dalla First Cisl è impietoso: dal 2008 al 2020 nella Tuscia si sono persi 51 sportelli, ovvero il 24,64% del totale di quelli presenti su tutto il territorio provinciale. Ha insomma chiuso uno su quattro, senza che Viterbo sia rimasta immune. Nello stesso periodo, circa il 18% dei comuni è rimasto del tutto privo di una banca: Bassano in Teverina, Carbognano, Cellere, Civitella d’Agliano, Gallese, Graffignano, Ischia di Castro, Lubriano e Vasanello. L’’ultimo caso: a Piansano dove, da ottobre, è prevista la chiusura della filiale di Intesa San Paolo che dovrebbe riguardare persino la rimozione dello sportello Atm.

“Come First Cisl – spiega il segretario Alessandro Scorsini - abbiamo già lanciato l’allarme e abbiamo intrapreso un percorso condiviso con la Cisl di Viterbo e il sindaco di Piansano per evitare la chiusura della filiale di Intesa nel comune”. Ma la situazione è critica anche sotto altri aspetti: “Tra il 2011 e il 2021 i prestiti diretti alle piccole imprese sono diminuiti del 32%. La desertificazione bancaria, come ha sottolineato anche il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani, rischia di costare molto cara dal momento che le piccole e le piccolissime imprese hanno bisogno del credito necessario a finanziare lo sviluppo delle attività d’impresa legato alla realizzazione degli investimenti pubblici del Pnrr”, aggiunge Scorsini.

E poi ci sono, appunto, le conseguenze sui dipendenti. “Sono ricorrenti – continua il responsabile First Cisl locale - le segnalazioni di numerosi episodi di aggressione verbale. Le ricadute economiche hanno sicuramente contribuito a causarli ma a questo si aggiungono anche gli accorpamenti delle filiali che avanzando implacabili, costringono i clienti a spostamenti per raggiungere la nuova filiale con un aggravio di tempo e di costi derivanti dall’aumento della benzina”.

E sono gli operatori allo sportello a subire le continue lamentele dei clienti, “anche per effetto delle ridotte presenze di personale nelle filiali rimaste. Una miscela esplosiva – la definisce Scorsini – in cui i colleghi sono costretti a lavorare. Come First Cisl di Viterbo stiamo monitorando costantemente il territorio e vigileremo sulla salute dei lavoratori”.

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