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Lago di Vico, per il perito del tribunale
l'alga rossa non è tossica

Lago di Vico, per il perito del tribunale l'alga rossa non è tossica
di Silvana Cortignani
2 Minuti di Lettura
Sabato 5 Ottobre 2013, 11:25 - Ultimo aggiornamento: 17:08
VITERBO - Non in fin di vita il lago di Vico, anzi non starebbe neppure cos male. Anche se il professor Pietro Gallina lo chiama “tigre dormiente”, invitando a stare in guardia.



Così il perito del tribunale durante l’incidente probatorio, che si è chiuso ieri davanti al gip Francesco Rigato con una mezza delusione per chi cavalca la tesi dell’inquinamento dovuto all’uomo. Dell’ex deposito di armi chimiche non si è fatta neppure parola. Niente idrocarburi o metalli pesanti, né danni da diserbanti, mentre contribuirebbero all’accumulo di fosforo sui fondali i fertilizzanti usati per i noccioleti, come documentano i prelievi del 5 marzo, 23 aprile e 23 luglio. «E il fosforo è potenzialmente una bestiaccia per la salute del lago», ha spiegato Gallina, incalzato dal pm Franco Pacifici.



Un “pericolo incombente”, ad esempio qualora venisse meno l’apporto di ossigeno della tramontana che ne raffredda, rimescola e disinfetta le acque durante l’inverno: «Non a caso il picco negativo degli ultimi sei anni è stato nel 2007, quando c’è stato un inverno mite». Ma quanto fosforo c’è sui fondali? «Servirebbe un carotaggio». Una forzatura, invece, parlare di eutrofizzazione: «Il lago è mesotrofico, l’indice più evidente è la trasparenza delle acque, specie in estate». E le alghe rosse non sono tossiche: «La microcistina è 100 volte inferiore al tetto dell’Oms».



L’arsenico è pari a 13 microgrammi/litro, inferiore ai 20 delle deroghe in vigore tra il 2001 e il 2012, ma superiore al tetto di 10 previsto dalla legge. «Va monitorato, ma bastano i dearsenificatori per rendere l’acqua potabile», ha detto il perito, dicendo che è per via delle origini vulcaniche e assolvendo gli agricoltori, «è dagli anni ’90 che l’arsenico è bandito da concimi e anticrittogamici». I legali di Accademia Kronos, Legambiente, Codacons e Comitato acqua potabile hanno fatto la voce grossa a costo di farsi riprendere dal giudice, facendo appello alle rispettive perizie.



Decisamente più rilassati gli unici due indagati, gli ex sindaci di Caprarola e Ronciglione, Alessandro Cuzzoli e Massimo Sangiorgi, in aula coi difensori Luca Chiodi, Maurizio Giovanforte ed Enrico De Paolis: «La perizia ci dà ragione». E adesso palla al pm Pacifici che, una volta esaminate le carte, potrà chiedere l’archiviazione, ulteriori indagini o il rinvio a giudizio.