Viterbese, l'ex capitano gialloblù Maurizio Coppola. «Vi racconto i ritiri ai tempi di Gaucci»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Marco Gobattoni
L'ex capitano gialloblù Maurizio Coppola. «Vi racconto i ritiri ai tempi di Gaucci»

Ci fosse stato uno come lui in mezzo al campo un pochino più tranquilli i tifosi della Viterbese sarebbero potuti stare. Lui è Maurizio Coppola, ex capitano di una Viterbese gloriosa che visse mille vite, tra i fasti del compianto Luciano Gaucci alla battaglia epica e indimenticabile di Nocera Inferiore. Di quelle viterbesi, il romano Coppola, era il capitano dentro e fuori dal campo: un centrocampista dai piedi buoni e dalla personalità debordante. Ai tempi di Gaucci, andare in ritiro, era come prendere il caffè la mattina appena svegli. «Con Gaucci credo che avrò passato un anno della mia vita in ritiro: nella stagione 99/2000 alla Viterbese ci passammo tre mesi», ricorda con parole dolci e sincere il suo ex presidente Coppola.

 

Coppola, lei ha vissuto in pieno l’epopea di Gaucci quando i ritiri erano all’ordine del giorno. Ha visto: anche l’attuale presidente della Viterbese Romano, ha optato per questa soluzione.  

«Seguo sempre con affetto la Viterbese: a Viterbo ho passato quattro anni indimenticabili, soprattutto nell’era Gaucci. Con il presidente i ritiri erano una consuetudine. Io penso che servano per la prima settimana; poi diventano controproducenti».

Ci racconta un aneddoto di quei tempi?

«Ai tempi di Carolina Morace allenatore, perdemmo alla seconda giornata di campionato sul campo del Crotone. Gaucci ci mandò in ritiro comunicandocelo direttamente mentre eravamo sul pullman per tornare a casa. Non ci diede nemmeno il tempo di passare a preparare una valigia».

Pero i ritiri di una volta erano anche divertenti.

«La prima settimana si. Erano un’occasione per parlare a viso aperto dei problemi che c’erano in quel preciso momento. I compagni più grandi prendevano in mano la situazione per venirne fuori in maniera migliore».

Come passavate quelle interminabili giornate?

«Non avevamo Playstation o diavolerie informatiche come oggi. Mi ricordo di grandi sfide a carte e di tante partite viste in televisione: anche i giovani erano più partecipi e in generale si socializzava di più».

Come gestiva psicologicamente i ritiri?

«Io ero in una posizione tranquilla non avendo moglie e figli. I calciatori che stavano troppo lontano dagli affetti non la prendevano bene: cercavo di stimolarli a dare il meglio in campo; vincendo la domenica il ritiro sarebbe terminato».

Ma alla fine serve andare in ritiro per tornare ad ottenere risultati in campo?

«A volte si, ma ripeto deve essere una soluzione temporanea altrimenti può sortire l’effetto contrario sul gruppo. Io, quando venivo spedito in ritiro, tiravo fuori ancora qualcosa in più: ero un giocatore di temperamento che non aveva paura di fare la guerra in campo. Non tutti però reagiscono allo stesso modo, soprattutto i più giovani». Domenica avremo la prima risposta dall'attuale Viterbese: una pozione magica per distillare la personalità e la grinta di Maurizio Coppola sulla Viterbese di oggi non l'hanno inventata, ma una quache ispirazione dalle sue parole sarebbe indicato prenderla.

Ultimo aggiornamento: 10:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA