«Irlanda, qui il mio El Dorado». La storia di Paolo Sabatini, partito dalla Tuscia 20 anni fa

Paolo Sabatini (a sin.) con il socio irlandese a Galway
di Luca Telli
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Sabato 18 Settembre 2021, 13:16 - Ultimo aggiornamento: 13:20

All’inizio doveva essere un’avventura per rompere la monotonia della provincia «un gioco che sarebbe dovuto durare pochi mesi». Ma più passavano le settimane e più Paolo Sabatini, 37 anni, capiva che il suo futuro era lontano dall’Italia. Le ragioni, le stesse o quasi che hanno portato centinaia di giovani dopo di lui a lasciare la Tuscia. Una fuga cresciuta negli ultimi anni, come dimostra il calo dal 2014 della popolazione residente, che certifica l’incapacità del sistema di garantire condizioni idonee a un giovane che si affaccia sul mercato del lavoro.

Parla di «opportunità e clima diverso dal nostro», Sabatini. E ancora: «Di realtà meno maliziosa, con un sistema più snello per chi vuole provare a fare imprese ed in cui certe dinamiche sociali magari ci sono pure ma non sono la regola». Tradotto: non importa chi sei ma sei hai le capacità per riuscire. In tasca, quasi 20 anni fa, aveva un diploma di scuola alberghiera e un bagaglio di esperienza fatto di alcune migliaia di coperti macinati nella cucina di un ristorante viterbese che oggi non esiste più.

«Poco – aggiunge -, ma tanto mi è bastato». Primo passaggio in Irlanda nel 2002 fresco 18enne, poi dall’altra parte dell’Atlantico tra Boston e le luci di Las Vegas, quindi di nuovo nel paese del trifoglio «dove – spiega – mi sono sentito a casa». Un percorso a ostacoli «Perché le strade solo in discesa non esistono e non è vero che fuori dai confini gli italiani sono sempre bene accetti. Faccio un esempio: quando l’Irlanda è entrata in recessione intorno al 2011 e il lavoro mancava si era sviluppata una sorta di ostilità nei nostri confronti.

Migliorata pochi anni dopo la situazione economica è cambiato il modo di guardare gli stranieri. Ad ogni modo devo dire grazie all’Irlanda per quello che mi ha dato e continua a darmi». A Galway, sponda nord occidentale d’Irlanda che si affaccia sul mare, Sabatini ha trovato la sua dimensione professionale e affettiva «Convivo con una donna da 10 anni, abbiamo una figlia di 8 e pensiamo di sposarci a breve»; insieme ad un socio italiano gestisce una struttura che ospita hotel, un pub che dalle 7 alle 23 serve colazione, pranzo e cena, e un ristorante italiano, Basilico, per un totale di 140 posti.

«Avevo 23 anni quando abbiamo aperto – spiega -. In due settimane la società era nero su bianco, un mese esatto dopo i primi incartamenti il business era partito». A Viterbo, dove è nato e mantiene i legami più cari «con alcuni amici d’infanzia ci sentiamo tutt’ora» spiega, torna con il contagocce. «L’ultima volta un anno e mezzo fa – precisa - e poi il Covid ha giocato il suo ruol,o ma il tempo medio che passa tra una vista e l’altra è quello».

Da lontano Sabatini vede Viterbo come una «città cambiata sotto tanti punti di vista, per altri ancora in difficoltà. Tornare? Durante il lockdown mi è mancata la famiglia, ma il mio futuro lo vedo ancora qui».

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