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Infiltrazioni mafiose a Viterbo, chiusura indagini: tre nuovi indagati

Infiltrazioni mafiose a Viterbo, chiusura indagini: tre nuovi indagati
2 Minuti di Lettura
Mercoledì 2 Ottobre 2019, 09:35

Ndrangheta viterbese, la Procura scopre le carte. Notificata agli indagati dell'operazione Erostrato la conclusione delle indagini. Conclusione con sorpresa finale. Dai 13 indagati iniziali si è passati negli ultimi mesi di indagini a 16.

Si aggiungono tre nuove persone al conto. La compagna e la cognata di Ismail Rebeshi e un sodale che avrebbe partecipato al danneggiamento e incendio dell'auto di un carabiniere viterbese, rimasto ignoto fino a poco tempo fa. Dal giorno degli arresti, 25 gennaio scorso, all'apparenza non sembrerebbe cambiato nulla.


Le accuse restano le stesse: associazione a delinquere di stampo mafioso per Giuseppe Trovato, Ismail Rebeshi, Sokol Dervishi, Gabriele Laezza, Spartak Patozi, Shkelzen Patozi, Gazmir Gurguri, Luigi Forieri, Fouzia Oufir e Martina Guadagno. E ancora: estorsione, danneggiamenti, incendio, lesioni, minacce, favoreggiamento tutte aggravate dal metodo mafioso. Sono fuori dall'associazione Pavel Ionel, Emanuele Erasmi e Manuel Pecci.

Per questi ultimi i reati contestati vanno dal danneggiamento per Ionel all'estorsione per gli altri due. In realtà, otto mesi dopo l'ordinanza del gip Flavia Costantini che ha disposto l'arresto di fatti ne sono accaduti. Non solo i carabinieri del nucleo investigativo hanno continuato a raccogliere prove e testimonianze, ma i giudici del Riesame e della Cassazione hanno blindato l'impianto accusatorio. Confermando ogni volta quanto detto dai magistrati: l'associazione che per
oltre due anni ha operato nel capoluogo della Tuscia era di stampo mafioso.

Il primo episodio è di aprile 2017. Al quale si aggiungono presto, e con velocità impressionate, almeno altri 50 atti intimidatori con un unico scopo: estorcere, coartare e cementificare il predominio indiscusso del boss locale Giuseppe Trovato nel mercato dei compro oro e quello di Ismail Rebeshi nella movida per stranieri.

Sono loro i capi, loro gli ideatori dell'associazione e di ogni incendio, pestaggio, estorsione messi in atto a Viterbo. Gli altri sono sodali, fidati ed esperti manovali. Pronti a tutto per di accontentare il capo. Vittime i concorrenti nel lavoro per lo più ma anche imprenditori, politici, avvocati o semplici pregiudicati che per caso hanno incrociato il cammino dell'associazione a delinquere.

Ora i difensori hanno 20 giorni per depositare memorie, indagini difensive o chiedere interrogatori.
Maria Letizia Riganelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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