Il trionfo di Bonucci a Viterbo. «Io come i facchini di Santa Rosa: non mollo mai»

Il trionfo di Bonucci a Viterbo
di Marco Gobattoni
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Martedì 10 Agosto 2021, 05:55 - Ultimo aggiornamento: 12:04

Un filo lungo 34 anni che ieri, si è riannodato grazie alle mille emozioni vissute. Leonardo Bonucci, vice-capitano della Nazionale, ha ricevuto l'abbraccio della sua città. Un abbraccio caloroso culminato dentro la pancia dello stadio Enrico Rocchi, casa della sua Viterbese, ma che ha anche vissuto diverse tappe, come fossero le fermate della Macchina di Santa Rosa che tanto emozionano i viterbesi e Bonucci.

E proprio dal paragone con i facchini di Santa Rosa, i cavalieri che la sera del 3 settembre trasportano la Macchina per le vie del centro cittadino, è partito Bonucci per abbracciare la sua città. «Sono emozionato per essere tornato a Viterbo - ha spiegato il calciatore della Juventus durante la sua prima tappa in Comune dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria - purtroppo torno poco a Viterbo, ma tornare da campione d'Europa vale doppio. Dai campi di calcio di Viterbo è partito tutto: voglio essere un esempio per i più giovani che hanno un sogno e guardando me sanno che possono realizzarlo Ho preso esempio dai facchini di Santa Rosa: loro, come me, non mollano mai». Il caldo è opprimente, ma la città vuole abbracciare lo stesso il suo campione.

La seconda tappa prevede la fermata davanti al murales realizzato da Mauro Sargeni sulla Cassia Nord: il calciatore nato a Pianoscarano si ferma ad ammirarlo e lo sigla con un autografo che resterà indelebile. Il bello però, come detto, deve ancora arrivare. Con il passare dei minuti il Rocchi va gremendosi: le norme anti-Covid impongono il distanziamento, ma Viterbo vuole stringersi vicino al proprio figlio. Quando Bonuccu sbuca dal sottopassaggio è accolto dall'ovazione del pubblico; il microfono non funziona bene, ma Leonardo alza la voce in modo che le parole che fuoriescono dalla sua bocca siano le più chiare e dolci possibili. «Ho giocato di fronte ad 80 mila persone, ma l'emozione che mi state regalando in mille non l'ho mai provata - dice con la voce rotta dal vortice emotivo - qui ho iniziato a fare il raccattapalle ed oggi calpesto questo prato da campione europeo».

Poi si rivolge ai bambini che ha davanti, supportato dal sindaco Giovanni Arena che rispolvera la tigna viterbese. «Cari bambini - dice Arena - guardate Leonardo e impegnatevi: tutti ce la possono fare». Arriva il momento dei doni: una targa, un quadro ideato dai tifosi della curva Nord che «mi supportano sempre»,  e una maglia della Viterbese con il numero 19: «Lasciatemelo libero: sono pronto a chiudere la mia carriera qui», scherza ma non troppo rivolgendosi al presidente della Viterbese Marco Arturo Romano. La musica si alza e Leonado si abbandona all'abbraccio virtuale con il suo popolo: Viterbo ha un figlio di cui vantarsi con il mondo.

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