Il giudice pestato in carcere dal boss: tre agenti a giudizio

di Maria Letizia Riganelli
«Ho pensato: mi sta ammazzando». Con queste parole il pm Giovanni Musarò raccontò alla Commissione parlamentare antimafia l'aggressione subita a Mammagialla e ieri lo ha ribadito in Tribunale a Viterbo. Il 7 novembre 2012, il capoclan della ndrina Domenico Gallico, condannato a sette ergastoli, prese a pugni il pm antimafia, venuto apposta da Reggio Calabria per interrogarlo. Per questo fatto sono imputati tre agenti della penitenziaria che lasciarono il boss senza controllo. Le tre guardie, difese dall'avvocato Remigio Sicilia, devono rispondere di violata consegna e falso ideologico.

Quel mercoledì mattina nella stanza della sezione 41 bis dove il pm avrebbe dovuto parlare con il boss non sarebbero entrati i tre agenti della polizia penitenziaria. Lasciando Gallico senza manette e libero di colpire Musarò. Ieri in udienza, davanti alla giudice Silvia Mattei, il procuratore ha raccontato l'aggressione nei dettagli. A ripercorrere i fatti di quella mattina anche l'avvocato Luigi Mancini, che era nella stanza colloqui con il magistrato. «Io ho parlato con il pm ha detto l'avvocato poi ho visto arrivare il boss che gli ha sferrato un pugno sul viso. Quel giorno ero lì perché chiamato ad assistere Gallico».


Mancini dopo l'aggressione ha cercato di aiutare il magistrato e ha iniziato a chiamare le guardie, rimaste fuori dalla stanza. Anche gli agenti ieri hanno raccontato la loro versione puntando su un difetto di comunicazione. Difetto che li avrebbe lasciati nel corridoio di Mammagialla, come le telecamere di sicurezza hanno registrato. Il video di quella mattina, al termine delle testimonianze, è stato proiettato in aula. Un'angolazione parziale ha permesso di intravedere i tre agenti davanti alla porta della stanza colloqui. Mentre il capoclan massacrava di botte l'uomo che l'aveva mandato
dietro le sbarre in regime di massima sicurezza.
Sabato 14 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:26

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