I consumi non ripartono, Confartigianato:«Prima del 2022 non ci sarà vera ripresa»

I consumi non ripartono, Confartigianato:«Prima del 2022 non ci sarà vera ripresa»
di Luca Telli
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Mercoledì 23 Giugno 2021, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 24 Giugno, 12:36

Consumi in ritirata. Calata nel 2020 del 9%, la spesa media delle famiglie non riparte. «E la fine del tunnel è ancora lontana– spiega il segretario provinciale di Confartigianato Andrea De Simone – prima del 2022 non ci sarà una vera ripresa». Le previsioni per l’anno in corso infatti sono tutt’altro che rosee.

«Se va bene – continua De Simone – ci avvicineremo ai livelli del 2019, anno non proprio da ricordare. Anzi». L’ottimismo della zona bianca e la caduta della maggior parte dei vincoli per locali e negozi da soli, insomma, non basteranno a riscattare il secondo anno segnato dal Covid.

Il ricorso a una nuova cura economica fatta di sostegni e ristori «è la soluzione fino ad un certo punto –precisa De Simone -. Anche perché credo sia stato già fatto tutto quello che era possibile con le risorse a disposizione».

L’unica via di uscita per riaccendere i consumi è legata al tramonto della pandemia alla quale potrebbe seguire, idealmente legato a doppio filo, quel rimbalzo occupazionale necessario per incrementare la capacità di spesa pro capite messa sotto ghiaccio, negli ultimi 15 mesi, sia dalla diminuzione delle possibilità economiche che dall’incertezza.

Aspetto, quest’ultimo, alla diffusione del quale hanno contribuito, e non poco, le linee guida spesso farraginose, e in qualche occasione frettolose, del governo centrale.

«La dimostrazione di come non esista una sola faccia del problema, e di conseguenza una soluzione semplice, è nella lettura dei dati – continua De Simone -. Un lavoratore garantito con uno stipendio fisso ha mantenuto, o ridotto di poco, la sua spesa media. Altro discorso per le famiglie con uno o più figli a carico dove la difficoltà ha ampliato l’esigenza di far quadrare i conti».

Nello specifico infatti, secondo l’ultimo rapporto ISTAT, i consumi dei giovani single (18-34 anni) sono rimasti praticamente stabili nel 2020 (-0,6%), quelli delle famiglie numerose con due o più figli si sono drasticamente ridotti (-11,5% circa).

«Il risultato finale è che la forbice tra le famiglie si è allargata – aggiunge De Simone – il Covid ha accentuato una frattura sociale già evidente».

Nell’effetto domino scatenato dalla contrazione dei consumi a pagare il conto sono le imprese «ma con delle differenze». Il quadro della Tuscia che emerge, e che ricalca ciò che avviene a livello nazionale, è quello di una provincia a macchia di leopardo che, per le aziende, offre scenari differenti a seconda del ramo in cui esse operano.  

«Da una parte c’è l’edilizia che grazie ai nuovi incentivi, dal bonus facciata al 110%, sta vivendo un momento di crescita come non si vedeva da anni – conclude De Simone-. Dall’altra ci sono ristorazione, accoglienza, commercio al dettaglio, abbigliamento e piccoli artigiani per i quali la ripresa procede ancora a singhiozzo».

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