Green pass, partita la sfida per bar, palestre e ristoranti

Green pass, partita la sfida per bar, palestre e ristoranti
di Luca Telli
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Venerdì 6 Agosto 2021, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 19:02

Bar e ristoranti al chiuso. E ancora: piscine, palestre, cinema e musei. Fuori per ora, per la frustrazione degli imprenditori, bus e trasporti. Lunga, poi, è ancora la lista dei luoghi all’interno dei quali da oggi si potrà entrare solo attraverso il green pass, il certificato sanitario rilasciato dopo guarigione dal Covid (validità 6 mesi), a 14 giorni dalla prima dose o al termine del ciclo vaccinale (9 mesi).

Secondo un sondaggio condotto da SGW per Confesercenti quasi la metà degli imprenditori, il 46%, teme che l’introduzione dell’obbligo peserà su costi e incassi, con un aumento della spesa legata alla necessità di reperire personale e una riduzione anche significativa dei fatturati; solo il 29%, invece, quelli che ipotizzano un contraccolpo positivo.

«In questi lunghi mesi di pandemia è stata fatta molta confusione. Cambiamenti in corsa d’opera, spesso improvvisi, che hanno pesato sull’andamento di tante attività giudicate non fondamentali – spiega Gianluca Tarolla, titolare della palestra Iron Man a Tarquinia -. Cosa ne penso? Anche stavolta dobbiamo adeguarci, perché altre strade non ce ne sono».

A fare da deterrente la multa prevista per i trasgressori: fino a 1000 euro che può inasprirsi, in caso di reiterate infrazioni, per arrivare alla chiusura delle attività.

Sanzioni certe a fronte di un controllo affidato solo in seconda battuta alle forze dell’ordine e, in prima istanza, ‘al proprietario o al legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19’.

Proprietari che non solo dovranno visionare il green pass ma potranno chiedere ‘un documento di identità in corso di validità ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dall’App’.

«Per questo da oggi avremo una persona che si occuperà solo dei controlli all’ingresso – spiega Francesco Ferretti, gestore del CineTuscia village di Vitorchiano -. Per capire se ci sarà un contraccolpo, se cioè l’obbligo del green pass allontanerà spettatori, dobbiamo aspettare qualche settimana. Quello che non capisco è perché dal provvedimento sono rimasti fuori i trasporti. I cinema rispettano già delle regole abbastanza rigide e non credo siano il primo veicolo per la trasmissione del contagio”.

Secondo Massimo Pompei, titolare de La Cimina bar a Viterbo, il green pass «nasce armato dalle migliori intenzioni ma si scontra con quella che è la quotidianità lavorativa soprattutto negli orari di punta». Di più scarica sui baristi un compito che non appartiene loro. «Non siamo noi la categoria chiamata a far rispettare le regole – conclude Pompei -.  Da oggi chi vorrà sedersi all’interno del bar dovrà esibire il green pass, bene, rispetteremo la regole, ma bisogna rendersi conto di tutte quelle difficoltà applicative che sono nella realtà dei fatti».

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