Docenti di Unitus aderiscono all'appello degli universitari contro il green pass

Rettorato di Santa Maria in Gradi: chiostro medievale
di Carlo Maria Ponzi
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Venerdì 10 Settembre 2021, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 12:06

Raffale Caldarelli, docente di Filologia slava al Distu (dipartimento di studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici); Stefano D’Andrea, docente di Diritto privato al Deim (dipartimento di economia e impresa); Gabriele Dono, docente di economia dell’ambiente e delle risorse agroforestali al Dafne (dipartimento di scienze agrarie e forestali).

Al momento sono i tre cattedratici dell’Università della Tuscia che hanno sottoscritto l’appello dei docenti e ricercatori universitari nonché dei conservatori – circa 300 in tutta la Penisola – al grido “No al green pass”, obbligatorio dal Primo settembre per professori, studenti, personale tecnico-amministrativo per accedere agli spazi degli atenei.

Perché l’appello? «Per ribadire che l’Università – si legge nel sito web abilitato alla raccolta delle adesioni nogreenpassdocenti wordpress - come un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo».

Secondo i firmatari (molti dei quali dichiarano di essersi sottoposti liberamente alla vaccinazione anti-Covid 19)  con il certificato verde «si estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico».

Nel documento di dà voce anche a un timore su tutti: «Nello specifico della realtà universitaria – viene ribadito -  i docenti sottoscrittori di questo pubblico appello ritengono che si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma. Nella situazione attuale, o si subisce il green pass, oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento: tutto questo viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente, soprattutto se lo stato di emergenza dovesse essere prorogato oltre il 31 dicembre».

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