Giallo di Ronciglione, l'indagato evita l'arresto per l'omicidio con il ricorso in Cassazione

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Maria Letizia Riganelli
Giallo di Ronciglione, l'indagato evita l'arresto per l'omicidio con il ricorso in Cassazione. La difesa dell'unico indagato per la morte violenta di Maria Sestina Arcuri gioca l'ultima carta per evitare l'arresto.

Stamattina l'avvocato di Andrea Landolfi Cudia, Luca Cococcia, depositerà in Cassazione il ricorso. Un atto dovuto per evitare di dare seguito alla misura cautelare disposta dai giudici del tribunale del Riesame di Roma. Dove aveva presentato ricorso la Procura di Viterbo, dopo che il gip Francesco Rigato aveva respinto la richiesta. Il 4 febbraio la 25enne calabrese, dopo un volo dalle scale nella casa di Ronciglione dei nonni del fidanzato, è deceduta.

Una morte subito molto sospetta. I magistrati di via Falcone e Borsellino, fin dal primo momento, hanno parlato di un caso di omicidio. Ipotesi condivisa anche dal Riesame di Roma per cui il 30enne romano avrebbe commesso l'omicidio «nel soldo della sua attitudine alla violenza e alla prevaricazione» e «ha coscientemente determinato la caduta dall'alto della Arcuri con una condotta che avrebbe ben potuto causare solo il ferimento della vittima, ma che di per sé era certamente idonea a cagionare la morte».

Le testimonianze, raccolte dagli inquirenti nella fase d'indagine, raccontano di un ragazzo violento, che nel corso degli anni avrebbe aggredito le sue ex compagne e i familiari. Familiari che in questa situazione così delicata hanno fatto di tutto per di proteggerlo. La nonna, in particolare, avrebbe fornito una ricostruzione che agli occhi del Riesame, è palesemente falsa. E lo stesso Landolfi intercettato dai militari avrebbe detto di aver lanciato Maria Sestina. «Il mio assistito ha spiegato l'avvocato Cococcia è ovviamente informato di cosa sta rischiando».

Landolfi nonostante gli indizi, la perizia psichiatrica e le parole del figlio di 5 anni, continua a parlare di tragico incidente domestico. Nonostante tenga il conto dei giorni di libertà. «Sono trenta, trentasette giorni che io so' a piede libero»: parole che per i giudici hanno un significato chiaro: «L'indagato sta mostrando incredulità per una libertà non sperata della cui durata tiene meticolosamente il conto».
  Ultimo aggiornamento: 21:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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