Droga, sgominata banda albanese rivale del clan di 'ndrangheta

Venerdì 14 Giugno 2019
Cocaina dal Belgio per venderla sul mercato viterbese, arrestati quattro albanesi e tre italiani. Ieri mattina i militari del Comando provinciale dei carabinieri di Viterbo - con l'ausilio di unità cinofile antidroga del Nucleo di Roma Ponte Galeria e di un velivolo di Pratica di Roma, hanno eseguito un provvedimento restrittivo, emesso dal gip Vilma Passamonti del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Capitale.
Nel mirino i componenti di un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Sono finiti in carcere il capo dell'associazione Bledar Shtembari, detto Bledi, e Armand Cuni. Ai domiciliari invece Angelica Cazzato, Domenico Pennacchietti, Massimiliano Petrucci e Rudenc Medolli. Il settimo, Erjon Collaku, è stato fermato all'aeroporto di Barcellona, con un mandato di cattura, mentre tentava di fuggire.

Sono tutti accusati, a vario titolo, di spaccio, estorsione, lesioni, sequestro di persona e porto d'arma da fuoco. Secondo gli inquirenti gli indagati, in maniera organizzata, importavano cocaina dal Belgio e poi, attraverso una rete di pusher, la immettevano sul mercato di Viterbo e di alcuni centri della Provincia, come Canepina e Vignanello. Gli albanesi indagati, tutti irregolari sul territorio, hanno conti aperti con la giustizia. Il capo Bledar Shtembari era già finito agli arresti nell'operazione Fai da te. Molti di loro però sono noti soprattutto nel sottobosco criminale del Viterbese. I 4 slavi arrestati sono, infatti, i diretti concorrenti nel mercato della droga dell'associazione a delinquere di stampo mafioso capeggiata da Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.

A far scattare l'operazione Underground, così battezzata dai carabinieri, fu la denuncia di un cittadino macedone. L'uomo, a settembre 2015, in preda alla disperazione e profondamente impaurito, si rivolse ai carabinieri denunciando di essere stato vittima di una violento pestaggio e di un sequestro di persona a scopo di estorsione. Il macedone, dopo aver confessato di essere inserito in un contesto di traffico di stupefacenti, autoaccusandosi di spaccio, raccontò di un gruppo di albanesi, presso i quali si era rifornito di sostanze, che lo avevano prelevato con l'inganno e condotto in una zona di campagna dove era stato picchiato selvaggiamente per non aver onorato un debito di droga.

L'attività di occultamento e preparazione della droga per lo smercio era particolarmente sofisticata. Lo stupefacente, infatti, giunto a Viterbo, veniva tagliato, suddiviso in dosi e posto in barattoli di vetro con all'interno riso per preservarlo dall'umidità. I contenitori, quindi, venivano nascosti sottoterra in zone di campagna.

I carabinieri hanno potuto costatare la purezza dello stupefacente. Sono infatti riusciti a prelevare alcuni barattoli, sostituendo la coca con farina. Ottenendo due risultati: accertare la qualità dello stupefacente, risultato puro al 90%; seminare sospetti tra gli indagati, che per mesi hanno continuato a chiedersi dove fosse finita la droga.
In totale, nel corso delle indagini, sono state ricostruite transazioni di ingenti quantitativi di droga e ne è stata sequestrata una piccola parte pari a 700 grammi di cocaina. Nelle prossime ore gli indagati compariranno davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia.
  Ultimo aggiornamento: 19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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