Disastro ambientale al lago di Bolsena, sotto accusa anche gli “scarichi abusivi”

Forestale
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Disastro ambientale al lago di Bolsena, sotto accusa anche gli “scarichi abusivi”.
Sarebbero una decina gli scarichi abusivi sparsi nei vari comuni del comprensorio lacuale finiti al centro dell’inchiesta della Procura di Viterbo e dei carabinieri forestali. Inchiesta che ha portato a 16 indagati, tra sindaci ed ex sindaci del Comuni sul lago di Bolsena, dirigenti provinciale di Tutela delle acque e vertici Cobalb, l’ente ormai fallito che negli anni si è occupato della gestione idrica del bacino. 
E sarebbero proprio questi ultimi due, l’ex presidente Cobalb Massimo Pierangeli e l’ex amministratore unico Giancarlo Olivastri a cui la Procura contesta «condotte abusive - si legge nell’avviso di conclusione delle indagini - consistite nell’effettuazione o nel mantenimento in esercizio in modo continuativo nel tempo, a decorrere dal 2014, di molteplici scarichi non autorizzati delle acque urbane prodotte dai comuni del bacino del lago di Bolsena, scarichi presenti lungo le bretelle di collegamento, l’anello circumlacuale e le stazioni di sollevamento che raccolgono i reflui conducendoli all’impianto di depurazione in località San Savino a Marta». Gli scarichi abusivi avrebbero sversato i reflui in prossimità del lago, nei corsi d’acqua che si immettono nel bacino o direttamente nel lago stesso. 
Una condotta ritenuta illecita di cui rispondono anche i sindaci degli 8 Comuni del lago in quanto soci della Cobalb. La comunità di bacino del lago di Bolsena era, prima del fallimento de 2019, concessionaria del servizio di depurazione delle acque e di gestione del collettore tramite il quale le acque venivano convogliate nel depuratore. I 12 primi cittadini a cui è giunto l’avviso di garanzia (Antonio De Rossi e Mario Fanelli di Capodimonte, Maurizio Lacchini e Lucia Catanesi di Marta, Massimo Paolini e Luciano Cimarello di Montefiascone, Paolo Equitani di Bolsena, Massimo Bambini di San Lorenzo Nuovo, Luigi Buzi di Gradoli, Piero Camilli di Grotte di Castro, Stefano Bigiotti e Francesco Pacchiarelli di Valentano) secondo la Procurano erano «tenuti al controllo, degli scarichi, dell’impianto di depurazione, delle condotta circumacuale, in merito al servizio reso e all’osservanza delle norme vigenti, come espressamente previsto nel contratto di servizio».
Nei prossimi giorni negli uffici della Procura inizieranno a sfilare i primi indagati che hanno già fatto richiesta di essere ascoltati per chiarire la loro posizione.
Con tutta probabilità inizieranno i due vertici dell’ex Cobalb, assistiti dall’avvocato Vincenzo Dionisi.
Poi toccherà ai sindaci che ne faranno richiesta.
Il messaggio inviato dai magistrati è stato chiaro: «La procura è pronta a dialogare con tutti per comprendere ogni singola posizione».

Sabato 24 Aprile 2021, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 12:27
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