Danni da cinghiali, 98 le aziende indennizzate. Pacifici: «Quei soldi non bastano. Servono i cacciatori»

Danni da cinghiali, 98 le aziende indennizzate. Pacifici: «Quei soldi non bastano. Servono i cacciatori»
di Federica Lupino
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Martedì 25 Ottobre 2022, 05:30 - Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 15:36

“No, gli indennizzi non sono affatto sufficienti. Anzi, per noi la soluzione non è spendere soldi pubblici per ricostituire i danni arrecati”. Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti, commenta lo stanziamento da parte della Regione Lazio a parziale ristoro degli agricoltori che hanno subito perdite causate dalla fauna selvatica, cinghiali in primis.

Nel provvedimento adottato dalla Direzione competente e riferito alle denunce del 2020, si spartiscono i 360mila euro disponibili per tutto il Lazio tra i vari Atc, ambiti territoriali di caccia. Ebbene, nella provincia di Viterbo l’indennizzo è stato approvato solo per 98 tra coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Non avranno invece nemmeno un euro per compensare i danni alle colture e agli allevamenti quattro ditte ricadenti nell’Atc Vt2: sono “ammissibili ma non finanziabili per carenza di fondi”. Altre 42 realtà produttive sono invece risutlate “non ammesse a indennizzo”. Le 98 che invece risultano avere i requisiti necessari riceveranno il 47% circa dell’importo ammissibile. Per molti, briciole rispetto ai danni subiti.

“Fino a 25 anni fa – spiega Pacifici – avvistare un cinghiale nella Tuscia era un evento raro. Poi, con l’ibridazione della specie con capi provenienti dalla ex Jugoslavia tutto è cambiato: ormai non esiste nemmeno un’area della provincia che si salvi. Persino il capoluogo è vittima delle scorribande di questi ungulati, ben più grandi delle specie autoctone e particolarmente prolifici. I cassonetti rovistati con spargimento di rifiuti ovunque sono purtroppo diventati la norma nei quartieri di Viterbo più prossimi all’Arcionello”.

Se gli indennizzi sono pochi e comunque non risolutivi, secondo il presidente della Coldiretti il problema va affrontato alla radice. “Al momento, possiamo solo rivolgerci ai selecontrollori tramite le segnalazioni agli Atc. Ma la normativa nazionale precede che possano intervenire cacciando solo di giorno. E secondo voi i cinghiali di giorno non stanno nascosti? Ecco – aggiunge Pacifici – quello che serve è una radicale modifica della legge 157 che auspico venga affrontata subito dal nuovo Governo per contenere con misure efficaci la fauna e regolamentare la caccia”. 

Anche perché gli agricoltori e gli allevatori, già vessati dal caro energia e dall’aumento dei costi delle materie prime, non riescono anche a far fronte ai danni da cinghiali. “Per fortuna sinora nessuno ha deciso di risolvere la situazione da solo. Di questo – ammette – dobbiamo dare merito ai viterbesi. Così come dobbiamo ringraziare i cacciatori: ora l’unico deterrente è il lavoro di squadra, ma devono fornirci gli strumenti adatti per intervenire. Non dimentichiamoci che il sovrappopolamento sta provocando squilibri nell’ambiente, impoverendo la flora e la fauna”. Non solo, quindi, un problema del settore bensì per tutti. “Cito solo un esempio: la peste suina in realtà la manifestano i cinghiali. E se accade vanno abbattuti tutti i suini presenti in zona, sebbene sani e controllati. È successo a Roma, alle nostre porte. I danni di una simile evenienza – ragiona Pacifici – sarebbero esagerati per una categoria già allo stremo”.

Diverso, infine, il discorso dei lupi: “Anche quelli ormai sono un po’ ovunque. Nella mia azienda a Grotte Santo Stefano, in un anno mi hanno fatto perdere 62 pecore. Ho risolto, però, con l’acquisto di sei cani pastori. Con i cinghiali invece serve ben altro”, conclude.

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