“Cronaca giudiziaria e gogna mediatica”, confronto e proposte da avvocatura, magistratura e stampa

I partecipanti al dibattito: da sin. Viglione, Siddi, Graziadei, Fusaro e Renzetti
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Domenica 25 Novembre 2018, 19:00 - Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 16:02

Esiste un antitodo alla gogna mediatica o dobbiamo rassegnarci a subirla passivamente? Tematica vasta e da maneggaire con molta cura, anche per le diverse angolazioni da cui può essere affrontata. Ma con un fondamanto inattaccabile: il sacrosanto diritto-dovere del cittadino di essere informato.

Un tentativo, con risultati certamente incoraggianti nella direzione di poter quanto meno governare il fenomeno quando assume contorni oltre ogni regola, è stato fatto ieri a Viterbo. Il dibattito dal titolo “Cronaca giudiziaria e gogna mediatica” è stato ospitato nel salotto di Caffeina, nell'omonimo spazio-teatro nel centro della città. 

Sull'argomento, che periodicamente balza sotto i riflettori, si sono confrontati un magistrato (Massimiliano Siddi, sostituto procuratore a Viterbo), un avvocato penalista (Fabio Viglione del foro di Roma), un criminologo e docente universitario (Natale Fusaro) e un giornalista (Giorgio Renzetti, del Messaggero di Viterbo). A moderare il dibattito Grazia Graziadei, caporedattore del Tg1.

Nei contributi, i relatori hanno affrontato il tema della cronaca giudiziaria mettendo in luce alcune delle criticità del sistema di comunicazione che riguarda le inchieste e le cronache processuali, partendo dall'anomalia delle sentenze "anticipate" nei riguardi di persone destinatarie il più delle volte del solo avviso di garanzia. Pur con le diverse analisi che ciascuno degli ospiti ha sviluppato, è emersa una unanime tendenza di condotta: ritenere fondamentale il rispetto dei canoni deontologici che consentono di tenere ben distinto l’insopprimibile diritto-dovere di informare i cittadini, rispetto all’andamento dei processi e sui loro esiti.

Particolarmente interessanti i contributi forniti su quelle che sono rilevate, nel trattamento della materia investigativa e processuale, come forme degenerative di divulgazione delle notizie, tali da produrre una comunicazione deformata e, a volte, spettacolarizzata. Il dibattito è stato vivace e non sono mancati, anche grazie alle sollecitazioni della moderatrice, momenti di discussione più intensi.

Inevitabili, tra i partecipanti, alcune contrapposizioni concettuali nell’analisi dei non pochi problemi da affrontare, e possibilmente tentare di risolvere nel contemperamento degli interessi in gioco. 
 

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