Covid, crolla il commercio ambulante: a rischio un'impresa su due

Covid, crolla il commercio ambulante: a rischio un'impresa su due
di Luca Telli
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Sabato 2 Gennaio 2021, 10:16

Fiere sospese e mercati disertati. Il commercio ambulante in ginocchio. «Mancano strumenti di sostegno adeguati ai quali, in alcuni casi, si aggiunge la miopia della amministrazioni – spiega Giulio Terri, presidente della ANVA -. Già da ieri molte imprese hanno chiuso i battenti».

 Il riferimento al vetriolo è per la giunta Arena e per il mai digerito trasloco dal parcheggio di piazza del Sacrario al Carmine in cui a mancare, oltre ai clienti, è stata la chiarezza del progetto.

«Prima doveva essere a carattere sperimentale, pochi mesi con consulti cadenzati per valutare cali e impatto sulle imprese – attacca Terri -. Poi, complice Covid 19, lo spostamento è diventato permanente senza che nessuno ascoltasse le nostre richieste».

Nell’ottica della giunta Arena il mercato dovrebbe fare rientro in centro una volta riqualificato. «Ma a questo punto ci spieghino che cosa intendono – continua Terri -. Perché l’idea che ci siamo fatti è che la nostra categoria non sia equiparata agli altri ordini commerciali ma sia quasi un corpo alieno da tenere nascosto».

L’impatto della pandemia, unito alla decentralizzazione del mercato che già nel primo mese aveva fatto segnare un profondo rosso negli incassi, ha portato a una diaspora: «Di 60 banchisti circa che c'erano a inizio anno 20 hanno lasciato in maniera definitiva Viterbo. Parlare di margini di guadagno oggi è utopia – aggiunge Terri -. Con un mercato spolpato un’area del Sacrario potrebbe esserci di nuovo affidata transennando il parcheggio che, a parte il momento in cui è diventato gratuito durante le festività, non ha avuto un appeal così grande come era invece nelle previsioni. Covid non va in pensione con l’anno nuovo, per ancora diversi mesi dovremo confrontarci con questa realtà».

 Realtà che per gli ambulanti è la peggiore. Numeri crollati in misura maggiore rispetto al settore della ristorazione con il Ristori-bis di novembre che ha alleggerito solo parzialmente il peso delle difficoltà. «Siamo di fronte a una crisi senza precedenti. Quasi un’azienda su due nel commercio ambulante potrebbe non riaprire oggi o essere a serio rischio da qui a giugno – spiega il presidente di Confesercenti Vincenzo Peparello -. Per i fieristi, quei commercianti specializzati che hanno nelle mostre marcato e nell’esposizioni la fonte primaria di incasso, il tonfo è stato fragoroso. Meno 80% negli incassi e 60% di aziende e famiglie in pericolo. Un terremoto permanente davanti al quale non si può restare indifferenti».

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