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Coronavirus, da Brescia il racconto choc di un imprenditore viterbese: «I morti qui raddoppiano ogni giorno»

Valentino Cerri
di Ugo Baldi
3 Minuti di Lettura
Lunedì 23 Marzo 2020, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 12:46

«E’ dura, si lavora con tanta angoscia, con le lacrime agli occhi anche per quattordici ore di fila. Ci si è stravolta la vita in pochi giorni».

Sono le parole di Valentino Cerri che da Civita Castellana (Viterbo), tredici anni fa, si è trasferito a Brescia per giocare a rugby (ruolo terza linea) in serie A. E dove ora è impresario funebre della Lux, in una delle città del nord più colpite da Coronavirus che conta ogni giorno decine di morti. Nell’ultima settimana sono state 646.

«E’ un virus devastante – racconta - lavoriamo senza sosta da settimane. La media di sepoltura è impressionate: siamo ad almeno dieci al giorno. In un pomeriggio riusciamo a fare anche quattro funerali con le sepolture. Gli obitori sono pieni, così come i depositi provinciali e i forni crematori. A volte le bare vengono depositate in una tensostruttura montata all’esterno dell’ospedale. C’è anche un po' di paura, lo ammetto anche se prendiamo tutte le precauzioni».

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A Brescia sono tutti sotto pressione da giorni. «Poi ho i miei genitori a Civita e questa è una preoccupazione maggiore per me. Non riesco a parlare più nemmeno con gli amici. Qui l’emergenza è totale».

Tutto si svolge nella massima rapidità come se fosse una corsa contro il tempo. Le pratiche  «Bisogna chiudere le bare più in fretta possibile – dice ancora – e nello stesso tempo attivare tutte le pratiche burocratiche che vanno concluse in poche ore. E’ brutto dirlo, ma ci si è organizzati bene. Il Comune ha attivato un sportello dedicato. Il momento più tormentato e drammatico è quando vedi i
parenti che, per ragioni di sicurezza, stanno lontano dalle bare per portare l’ultimo saluto. A volte non c’è nemmeno questo gesto e ti si stringe il cuore. Non c’è rito funebre, ma una benedizione veloce».

Cerri non si nasconde di fronte alla realtà. «Mai avrei immaginato di vivere una situazione simile. Mi auguro che non accada la stessa cosa nella viterbese e nel Lazio,
perché questo maledetto virus è devastante».

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