Commercio, l'abbigliamento non riparte: consumi ancora in calo. E i saldi sono un flop

Commercio, l'abbigliamento non riparte: consumi ancora in calo. E i saldi sono un flop
di Luca Telli
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Venerdì 30 Luglio 2021, 15:46

Segnali di ripresa dalla ristorazione e dal no food, male l’abbigliamento: secondo un rapporto dell’Osservatorio permanente Confimprese è l’unico settore a non ripartire. A giugno infatti la contrazione registrata è stata superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2019, in peggioramento sul dato di maggio e stabile sui livelli del 2020.

Negative le previsioni per il prossimo trimestre sui cui pesa il flop dei saldi estivi, crollati in numero e volume d’affari con la spesa media per nucleo famigliare scesa tra i 135 e i 163 euro.

Quasi impercettibile, nella strategia di rilancio dei consumi della Regione Lazio, l’effetto della contestata deregolamentazione delle vendite promozionali 30 giorni prima dei saldi, rinnovata dal consiglio regionale per la terza volta. Così in un clima di generale disillusione all’interno del quale, indipendentemente dall’andamento dei prossimi mesi, il 2021 si annuncia anno difficile per i bilanci delle imprese appesantite da importanti giacenze di invenduto.

«Dai saldi ormai nessun commerciante si aspetta più di tanto – spiega Vincenzo Peparello, presidente di Confesercenti -. I primi giorni avevano già offerto il quadro di quello che sarebbe stato l’andamento. Qualcosa si muove dall’interno della provincia e tra le regioni, ma la situazione resta complicata».

Di ripresa, insomma, neppure a parlarne, con le prossime quattro settimane di sconti destinate ad essere affossate dalla fuga agostana dalla città e dalla diminuzione del turismo estero il prodotto del quale è stata la rinuncia, da parte di molti commercianti, alle aperture domenicali già dal mese di giugno.

«Niente di diverso da quello che sapevamo, il Covid e le restrizioni hanno solo peggiorato una crisi che già era sotto gli occhi di tutti – continua Peparello -. Non è con misure tampone che si inverte un trend vecchio di anni». Una crisi iniziata nel 2007 ed esplosa nel 2010, «favorita dalla crescita dei grandi colossi on line e dalla mancanza di strumenti di tutela per le imprese» aggiunge Peparello.

Crisi che se prima mostrava la sua forza soprattutto all’interno del centro storico, per il quale continua a mancare un piano di rilancio a lungo termine, «ora si sta spostando anche fuori, coinvolgendo una larga fetta delle attività comprese quelle di franchising».

Così come in quelle che operano all’interno dei centri commerciali per le quali, dopo lunghi mesi di chiusura nel fine settimana a partire dalle ultime settimane dell’autunno e fino a primavera, la scalata verso il pareggio non è forse ancora cominciata.

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