Civita Castellana, il tema scottante delle cave e dei rifiuti: l’appello di Pratesi a sindaco e Regione

Venerdì 8 Maggio 2020 di Ugo Baldi

Difendere l’Agro falisco dagli attacchi del traffico di rifiuti: in campo anche Fulco Pratesi, fondatore e a lungo presidente del Wwf, che ha sollecitato il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e il sindaco di Civita Castellana a preservare il territorio.

«Le notizie che arrivano da quell’area – ha scritto Pratesi - circa le varie e ricorrenti minacce di adibire il territorio circostante Civita a sede di nuove cave, stabilimenti di riciclaggio e discariche di rifiuti provenienti da diversi luoghi, mi preoccupano. Mi consenta di far rilevare a Lei e ai suoi uffici, le caratteristiche del territorio di cui si parla, già oggetto in passato da medesimi pericoli, sventati grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste, tra le quali ilWwf».

Intanto ieri si è tenuta la riunione della commissione ambiente del Comune, convocata dalla maggioranza sul tema cave e rifiuti, chiusa con un nulla di fatto. Tanti gli assenti, come il sindaco Franco Caprioli, il presidente della Sate (raccolta rifiuti), Francesco Urbanetti. Assenze che aumentano i sospetti e i misteri sull’argomento.

Secondo Pratesi, che ha passato parte della sua vita «nella tenuta di famiglia tra Corchiano e Gallese, coltivandola con i criteri dell’agricoltura biologica e del rispetto della natura all’interno del Bio-distretto, la qualità e i valori ecologici e paesaggistici dell’area minacciata, meriterebbero una ben altra attenzione. Sia da parte della Regione che degli stessi enti locali».

Il nodo sono i 7 progetti per le cave presentati, che vedrebbero l’impatto di tali impianti «su un ambiente che vanta due monumenti naturali istituiti dalla Regione, raccoglie numerose aziende a gestione biologica, preserva tesori come la Via Amerina, ruderi, monumenti, necropoli e resti di acquedotti della civiltà etrusco-falisca, in un paesaggio costellato da paesi come Gallese», aggiunge lo studioso.

Considerazioni che dovrebbero tenere lontani progetti «che ne lederebbero non solo la bellezza, ma anche l’equilibrio ecologico. Immaginiamo i danni che la paventata decisione apporterebbe anche in termini di viabilità, inquinamento, scadimento della vita - rileva Patresi - di coloro che vi abitano e lo preservano. E non ultimo l’abbattimento dei valori di convivenza tra uomo e natura, che fino ad ora hanno costituito un patrimonio insostituibile di una comunità di cittadini dotati da un alto senso di civismo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA