I cinghiali fanno razzia in un campo di mais appena seminato: l'allarme della Coldiretti

Ciò che resta del campo seminato a mais
di Simone Lupino
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Giovedì 19 Maggio 2022, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 11:41

Cinghiali famelici distruggono un campo di mais appena seminato. E’ successo a Grotte Santo Stefano, nell’azienda del presidente di Coldiretti Mauro Pacifici. Che dice: “Non mi era mai capitata una cosa del genere. Di solito i danni arrivano quando le pannocchie sono mature. Invece ho trovato il terreno scavato e i semi prelevati chicco per chicco, con la stessa precisione di un laser”.

Pacifici non si è accorto subito delle conseguenze del raid: “Ho seminato a inizio maggio. Solo con il passare dei giorni ho potuto notare che mentre in alcune zone del campo le piantine crescevano normalmente, in altre zone, invece, non veniva su niente”. Il presidente di Coldiretti ha avvisato subito l’Atc Vt1 per chiedere l’intervento dei cacciatori selecontrollori, così come consente la norma in caso di danni alle coltivazioni. “Ma la burocrazia non ci aiuta – lamenta -. Di solito questi attacchi si verificano di notte, quando il controllo è vietato, per cui quando ci sono i cacciatori non ci sono i cinghiali e viceversa”.

Secondo Pacifici quanto accaduto è solo l’ennesima dimostrazione di come la proliferazione di questa specie in provincia di Viterbo sia ormai fuori controllo: “Gli agricoltori ormai subiscono attacchi da vere e proprie orde di cinghiali, composte da 20, 30 ma anche 40 esemplari insieme. Questo è il periodo peggiore, perché non trovano da mangiare, il grano non è ancora maturo e la siccità ha fatto finire altri tipi di foraggio. E così, dove sentono odore di cibo, attaccano. Anche i campi seminati”.

Mentre arrivano ogni giorno segnalazioni di nuove scorribande da tutta la provincia, e alla luce dell’allarme per il diffondersi della peste susina, “di cui i cinghiali sono uno dei principali vettori”, il presidente della Coldiretti è tornato a chiedere alle autorità competenti di aumentare il numero di abbattimenti: “Pur raggiungendo il limite massimo consentito dai piani, ancora non basta. Quanti prelievi andrebbero autorizzati? Fino al punto in cui non arriveremo a una situazione di equilibrio e assisteremo a una evidente riduzione dei danni”. E questo, conclude Pacifici, anche a “tutela dell’altra fauna selvatica (quaglie, fagiani, starne), che a causa dei cinghiali non nidifica più a terra”.

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