Centro storico, dai sindacati un piano per il rilancio: «Turismo e lavoro indispensabili»

Venerdì 27 Novembre 2020 di Luca Telli

Recupero e rilancio del centro storico di Viterbo, per Cgil, Cisl e Uil il rilancio è una priorità. Ora più che mai. La ragione nella necessità non più procrastinabile di ripristinare un tessuto sconnesso che, insieme ai residenti (in diminuzione progressiva da due decadi), minaccia di portarsi via aziende e posti di lavoro. Il 10% quelle a rischio chiusura entro la fine dell’anno, secondo un’indagine di Confesercenti, con un potenziale effetto domino lo stop al quale passa da un piano ambizioso che punta al ricollocamento del fulcro economico e sociale della città all’interno della sua dimensione originaria.

La piattaforma di rilancio proposta dai sindacati, che oltre al centro storico affronta i nodi turismo e lavoro, messa a punto in estate e rilanciata nelle ore scorse punta, in primo luogo, a una ricostruzione dell’offerta dei servizi secondo la linea già tracciata da ANCE e dal gruppo civico Viterbo 2020 con una proposta targata ottobre 2019 e rimasta senza riposta. «Bisogna favorire il ritorno degli uffici amministrativi e privati – spiegano i sindacati - Quindi la crescita delle attività artigianali. Sono due armi importanti per favorire il flusso di persone e riaccendere le strade». Una prima iniezione per contrastare i due fenomeni che hanno maggiormente contribuito alla decadenza del centro.

Il primo non controllabile, ma contenibile, la fuga verso le aree residenziali meglio servite come stanno vivendo altri centri urbano. L’altro, con uno spazio di intervento più ampio, lo spiegano i sindacati: «Una cattiva politica culturale nel corso degli anni che ha disperso risorse senza alcuna progettazione seria e provocando un triste depauperamento del centro storico». Cultura che diventa un’altra chiave di volta: «Vanno recuperati tutti gli spazi e gli edifici in disuso e semiabbandonati convertendoli in luoghi d’arte, musica, teatro, laboratori, convegni, cinema e musei e destinandoli in primis alle realtà più serie e di eccellenza».

Percorso che apre la porta alla creazione di start up e cooperative con migliorie anche sull’occupazione fiaccata dalla pandemia e con il dato giovanile che resta tra i più alti d’Italia. Sopra la media gli under 25 che scappano dalla provincia alla ricerca di una dimensione più attrattiva. Sulla fattibilità del piano i sindacati sono possibilisti ma ancorati alle realtà dei fatti con lo scoglio legato alla disponibilità economica che gli interventi massici proposti richiedono per partire e, non meno importante, indicare un data di ‘fine lavori’.

«È ovvio che attuare un piano di sviluppo così importante richiede ingenti risorse di derivazione pubblica e di partnership pubblico-privato, fondi di garanzia regionali e nazionali, politiche europee dal forte spirito finalmente solidale – concludono -  Fondamentale, poi, sarebbe sviluppare un piano straordinario regionale che possa basarsi su risorse da destinare alle piccole e medie imprese e ai loro indotti e su una possibile rimodulazione delle imposte locali»

 

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