Il festival Quartieri dell'arte dedica la rassegna agli studenti afgani

Celleno, il borgo fantasma
di Carlo Maria Ponzi
2 Minuti di Lettura
Venerdì 24 Settembre 2021, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 16:17

“Maria Stuarda. Una quarantore per l’Afghanistan”: è il titolo del progetto di autori vari che la XVI edizione del festival di drammaturgia Quartieri dell’arte (QdA) mette in scena dal 24 al 30 settembre a Celleno, il cosiddetto borgo fantasma, alle ore 19, in piazza Enrico Castellani. L’installazione è di Gian Maria Cervo, direttore artistico di QdA, in collaborazione con Laura Lucibello; i frammenti  tratti da opere di Schiller sono a cura di Carlo Fineschi e Sara Allegrucci; le musiche di Claudio Capponi e gli interventi critici di Marcello Carriero.

«Nell'arco dei 7 giorni previsti – spiega Cervo - l'animazione della Macchina (rivisitazione moderna di un dispositivo barocco per l’adorazione dell’eucarestia che ha avuto il suo sviluppo in piena epoca della Controriforma.) coprirà una durata effettiva di 40 ore. Per evocare, attorno alla figura simbolica di Maria Stuarda, i molti scontri e conflitti a sfondo religioso che hanno attraversato la storia, dall’Inghilterra elisabettiana all’Afghanistan dei giorni nostri. Veglieranno la macchina cittadini comuni e artisti, mentre scorrono contributi musicali, frammenti teatrali e interventi critici».

Obiettivo dell’evento: «Vogliamo dare il nostro contributo – sottolinea Cervo -  alla campagna di raccolta fondi lanciata da alcune università della Penisola per il ritorno delle studentesse e degli studenti afgani iscritti in Italia. Un'iniziativa particolarmente in sintonia con la mission di un festival dedicato alla formazione di nuovi talenti, attraverso il confronto internazionale tra scrittori e artisti di diverse generazioni».

A latere di “Maria Stuarda”, sabato 26 settembre, sempre a Celleno, continua l'omaggio alla cultura della strada in tutte le sue forme (tra guitti, lazzari, prostitute e mendicati), all'insegna di suggestioni di opere di Caravaggio. In scena Matteo Bergamelli, con i suoi “Racconti del Pellegrino rosso”, il nome con cui è noto nel web. dovunque. Matteo è un giovane che trascorre da anni le sue estati in solitaria e senza denaro percorrendo a piedi gli antichi itinerari di fede raccontando (prima sui social, ora in un libro e in uno spettacolo) il suo diario di bordo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA