Caso Hassan, la Procura generale cancella l'archiviazione e toglie il caso ai magistrati viterbesi

Gli avvocati della famiglia Hassan: Camici, Andreano, Barelli e Tommasi
di Maria Letizia Riganelli
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Martedì 14 Dicembre 2021, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 19:47

Non sarà più la Procura di Viterbo a occuparsi della morte di Hassan. A continuare le indagini ci penserà la Procura generale che ha avocato per sé il caso. Sharaf Hassan era un ventenne egiziano ristretto nel carcere di Viterbo, che l’estate del 2018, a meno di 90 giorni dal termine della pena, ha deciso di farla finita. Una decisione, che secondo la difesa dei suoi familiari, sarebbe stata indotta dalle condizioni disumane in cui vivono i detenuti di Mammagialla.

Il 23 luglio del 2018 dopo una serie di atti autolesionisti Hassan viene trasferito in isolamento. E nemmeno due ore dopo si impicca finendo in coma. Morirà una settimana dopo a Belcolle. I dettagli di quei momenti sono stati subito portati all’attenzione della Procura di Viterbo. E dopo l’apertura di un fascicolo per istigazione al suicidio in carcere contro ignoti il pm Franco Pacifici ha chiesto l’archiviazione del caso.

L’avvocato Giacomo Barelli ha immediatamente presentato opposizione. Perché quel caso era poco chiaro e presentava troppi misteri. L’udienza per l’opposizione sarà celebrata davanti al gip il 27 gennaio prossimo (inizialmente doveva tenersi nel 2024), ma a parlare non sarà più il pm Viterbese che ha chiesto l’archiviazione. Ma un magistrato romano che non solo ha avocato il caso ma ha anche revocato la richiesta di archiviazione. Tutto da rifare. Nel decreto della Procura generale sul caso i magistrati del Csm specificano che la difesa della vittima ritiene che quel giorno nel carcere di Viterbo si siano consumati almeno 4 reati: tortura, omicidio colposo, falso ideologico per la falsa attestazione di idoneità all’isolamento e omissione di soccorso.

Per questa ragione “le indagini appaiono necessarie”. «Per noi - ha spiegato l’avvocato Michele Andreano che assiste la madre della vittima e una ong egiziana -  quello di Hassan non è stato un suicidio ma un omicidio, e ci sono almeno 4 persone responsabili». Ieri mattina davanti al giudice Elisabetta Massini si è aperto il processo stralcio sul caso che vede imputati per abuso dei mezzi di correzione due agenti della penitenziaria che avrebbero schiaffeggiato il ventenne egiziano durante la detenzione. Il processo, per gli avvocati delle parti offese Barelli e Andreano, è stato il pretesto per portare di nuovo all’attenzione il caso portante.

«Anche il giudice si è reso conto del pastrocchio fatto dalla Procura. Noi abbiamo presentato una querela molto articolata con supporto medico scientifico prodotto un rapporto di un ente europeo che si occupa di tortura e che classifica Mammagialla come carcere pessimo sotto questo profilo. Con il garante dei detenuti abbiamo prodotto un elenco delle morti sospette in questi anni. Hassan rappresenta l’apice di un iceberg che va esplorato fino in fondo troppe le cose misteriose e mai spiegate che accadono in quel carcere».

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