Migranti sfruttati come tagliaboschi, le vittime: «Doveva pagarci 50 euro al giorno, ce ne dava 200 al mese»

Carabinieri
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Venerdì 18 Marzo 2022, 07:10

«Ci aveva promesso 50 euro al giorno, ma ci dava 200 euro al mese». Caporalato nei boschi, parlano le vittime. Ieri mattina, davanti al giudice Elisabetta Massini, è entrato nel vivo il processo a un imprenditore di Acquapendente accusato di sfruttamento del lavoro con l’aggravante del caporalato.

Secondo le indagini dei carabinieri della compagnia di Montefiascone avrebbe costretto almeno tre operai, reclutati in un vicino centro per rifugiati, a lavorare nei boschi per oltre 10 ore al giorno e con una paga da fame. Ovvero dalle cento alle duecento euro al mese. Le indagini sull’imprenditore, difeso dall’avvocato Enrico Valentini, sono iniziate a giugno 2018. Per più di un anno i militari e l’ispettorato del lavoro hanno seguito i suoi lavori mentre i funzionari controllavano la regolarità dei pagamenti.

Due i procedimenti a carico dell’imputato, scaturiti dalle indagini e che ora sono stati riuniti in un unico processo. Due dei 4 ragazzi stranieri si sono costituiti parte civile e sono assistiti dall’avvocato Carlo Mezzetti. «Ho lavorato ad Acquapendente - ha spiegato uno dei lavoratori con l’ausilio di un’interprete - nel 2019. All’inizio senza contratto, ci disse intanto iniziate poi vi darò i documenti. Avevamo un accordo per 50 euro al giorno, ma non è stato mai rispettato. Il primo mese ci ha dato 200 euro, il secondo 150. Quando chiedevamo spiegazioni diceva che nel momento in cui il cliente lo avrebbe pagato ci avrebbe dato i soldi».

Che però non sarebbero mai arrivati. «Lavoravamo dalle 7 del mattino alle 4 del pomeriggio sotto il sole - ha detto un altro ragazzo -, ci pagava pochissimo e quando gli abbiamo detto che avremmo smesso di lavorare ci ha detto "vi do altre 50 euro", ma noi non abbiamo accettato. Diceva che avrebbe chiamato i carabinieri. Ma alla fine li abbiamo chiamati noi, sono venuti quelli della stazione di San Lorenzo Nuovo».

E’ stato proprio davanti ai militari che i lavoratori hanno raccontato tutto lo sfruttamento. «Eravamo in difficoltà - hanno spiegato ancora - non riusciamo a sostentare le nostre famiglie». Si torna in aula il 15 settembre.

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