Brigatista morto in cella, la Cassazione: «I medici furono negligenti ma il reato è prescritto»

Sentenza
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Lunedì 29 Novembre 2021, 06:35

Brigatista morto in cella, «medici furono negligenti ma il reato è prescritto». La corte di Cassazione mette la parola fine sull’inchiesta per la morte di Luigi Fallico, ex brigatista morto il 23 maggio 2011 nella sua cella del carcere di Viterbo. La Procura aprì un’inchiesta contro ignoti per eseguire l’autopsia sul corpo. Nel corso degli accertamenti finirono sul registro degli indagati due medici, Agostino Mecarini e Pier Paolo Margheriti, difesi dagli avvocati Roberto Massatani, Lorenzo Lepri e Giorgio Natoli. Accusati dai magistrati di aver avuto una condotta negligente e di non aver disposto un immediato ricovero in ospedale, al reparto di Cardiologia di Belcolle.

I due medici il 13 marzo 2019 sono stati condannati dalla giudice Silvia Mattei a 4 e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale di 10mila euro ciascuno per ogni parte civile costituita. Condanna confermata anche dalla Corte d’Appello. La difesa del medico Mecarini ha presentato ricorso anche alla Cassazione. Diversi i punti sottoposti alla Suprema Corte. La sentenza definitiva però è a un punto di non ritorno.

Il reato si è infatti prescritto a dicembre del 2019 per questo la Cassazione: «Annulla senza rinvio, agli effetti penali, la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione». Il brigatista si trovava nell’istituto penitenziario di Viterbo dal 2010. Era stato arrestato l’11 giugno 2009 mentre ricostruiva le Nuove Br e organizzava un attentato terroristico al G8 in Sardegna. Il 14 settembre 2010 venne trasferito a Viterbo perché il processo a suo carico si celebrava davanti alla Corte d’Assise di Roma. Fallico venne infatti trovato senza vita alle 9.30 del 19 maggio nella sua cella. Il giorno prima aveva preso parte all’udienza davanti alla prima corte d’assise di Roma. «I fatti - afferma la Cassazione - sono stati concordemente ricostruiti dai giudici di merito, che hanno fondato il loro giudizio sull'esame quali testimoni sul diario clinico della persona offesa, sulla consulenza tecnica del pubblico ministero e sulla perizia medico-legale dal giudice di primo grado».

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