Boom di nuovi noccioleti nel Viterbese, ma il Biodistretto frena: «Tutelare l'ambiente»

Venerdì 26 Ottobre 2018 di Ugo Baldi
Nella Tuscia, soprattutto nella zona dei Cimini, nei prossimi cinque anni ci sarà un'espansione di coltivazione di nocciole che interesserà circa 500 ettari. Questo secondo il progetto “Nocciola Italia. Un futuro da coltivare" presentato dall'organizzazione dei produttori Assofrutti e da Ferrero, a Caprarola, per lo sviluppo della corilicoltura nel Viterbese. Il piano, che fa parte di un progetto nazionale, non piace però al Biodistretto della via Amerina.

L'associazione che raccoglie tredici comuni del basso Viterbese, e della quale fanno parte gli agricoltori che praticano coltivazioni biologiche, ha subito tirato il freno a mano. «E' bene essere chiari - ha sottolineato il presidente Famiano Crucianelli - la nocciola è stata e sarà una ricchezza. Però se la sua coltivazione continua senza regole, e senza rispetto per ambiente, suolo, acqua, aria e senza tutelare la salute dei cittadini, potrebbe diventare una maledizione. I casi non mancano».

Tre le proposte avanzate. La prima riguarda l'impatto ambientale: «Occorre fare una seria e severa valutazione della situazione attuale dice Crucianelli prima di passare alla realizzazione di nuovi impianti». La seconda interessa la Ferrero: «S'impegni a orientare una parte della sua produzione verso la coltivazione biologica e a garantire il rispetto della biodiversità non contribuendo a trasformare in modo irreversibile il nostro territorio in una monocultura. E sostenga la ricerca e le scelte che vanno in questa direzione». La terza è quella di coinvolgere anche le istituzione per affrontare i problemi.

«Io torno a chiedere una seduta straordinaria del consiglio provinciale - ha concluso Crucianelli -, su questa idea c'era stata un'apertura importante da parte del presidente Nocchi, perché si valuti l'insieme della situazione e soprattutto si affrontino due questioni fondamentali: lo stato delle falde acquifere, sia per verificare la qualità della nostra acqua e sia per affrontare lo strategico problema della quantità a disposizione. Anche la Regione deve intervenire, chiederemo la convocazione della Commissione agricoltura e ambiente».

Per il Biodistretto è anche fondamentale il controllo del territorio: «L'opera dei carabinieri forestali è preziosissima, ma è troppo grande la sproporzione fra le forze in campo e la dimensione del territorio». Ultimo aggiornamento: 19:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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