Avvertimenti e minacce: l'albanese Rebeshi dal carcere dava ordini. E il fratello eseguiva

Mercoledì 11 Dicembre 2019

«Se quello era fuori era peggio per te». David Rebeshi non si fa scrupoli e quando vuole ottenere qualcosa spende il nome del fratello Ismail. Il biondo che fa paura e che per quasi due anni ha tentato di dettare legge nel mercato dello spaccio e in quello della movida per stranieri. Lo fa mentre è intercettato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Viterbo. E lo fa più e più volte.

Rebeshi junior è stato arrestato la settimana scorsa per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Lui e altri tre ragazzi albanesi sono finiti in manette dopo aver tentato di far sganciare diverse migliaia di euro a un imprenditore di Tuscania, già vittima dell'associazione a delinquere di stampo mafioso capeggiata da Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Poco prima di finire in manette David chiama più volte la vittima e gli chiede i soldi. Lo minaccia di morte e di fargli saltare il locale.

L'imprenditore resiste per un po' ma quando gioca la carta del fratello, anche la più ferrea resistenza viene meno. «Chiamalo muoviti - urla David al telefono - digli che deve dire grazie a dio, quello se era fuori era peggio. A lui piace mangiare sangue di altri». E poi l'avvertimento finale: «Non si gioca con fortuna altrui».

Per la gip Savina Poli, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, non ci sono dubbi che si stesse riferendo al fratello in carcere da quasi un anno. «Nella frase - spiega la giudice per le indagini preliminari - vi è un chiaro riferimento al fratello» Tanto più che Ismail in estate è stato posto al regime di 41 bis perché dal carcere avrebbe tentato di continuare a maneggiare le sue imprese.

Il 5 febbraio 2019 Ismail dal carcere di Cuneo manda una mail al fratello David rappresentando molti dubbi sul nuovo gestore della sua società di compravendita auto usate. E, sempre nella mail, lo incarica di fondare una nuova società con la sua compagna. Società che viene puntualmente varata e che porta la compagna di Ismail e la cognata a finire indagate. Quello che agli inquirenti sembra chiaro è che il modus operandi, fatto di continuo ricorso alla violenza e al metodo mafioso, sia continuato anche dopo l'arresto di Rebeshi, come se i tentacoli del sodalizio avessero continuato a muoversi.

Il fascicolo dell'indagine ora è nelle mani del pm antimafia Giovanni Musarò, che probabilmente chiederà la reiterazione della misura cautelare. Nel frattempo l'avvocato Roberto Afeltra è pronto a chiedere la scarcerazione al tribunale della libertà.

Ultimo aggiornamento: 16:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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