Assalto al portavalori sulla superstrada, chiesti 6 anni per l’ex guardia giurata

Il Tribunale
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Giovedì 14 Aprile 2022, 05:15 - Ultimo aggiornamento: 16:49

Assalto al portavalori sulla superstrada, chiesti 6 anni per l’ex guardia giurata. L’uomo, F. A. cinquantenne romano, è accusato di rapina, ricettazione e detenzione illegittima di armi. Nel pomeriggio del primo febbraio 2016, un furgone portavalori della Securpol Group, diretto a Fiumicino, mentre era in procinto di imboccare la rampa di uscita dalla Superstrada in località Cinelli, venne affiancato e bloccato da tre uomini armati di pistole e fucili a bordo di una Bmw Station Wagon.

Sotto la minaccia delle armi e dopo aver sistemato un ordigno, risultato poi finto, sul parabrezza anteriore del portavalori, intimarono alle due guardie di scorta di aprire il mezzo. Le due vittime furono disarmate e mentre una fu fatta inginocchiare davanti al mezzo, l’altra fu costretta a disattivare i sistemi di difesa passiva e aprire la cassaforte. Bottino: un milione di euro, ma più ritrovato. I tre fuggirono subito dopo abbandonando poco lontano armi e auto usata per la fuga. Quel giorno i rapinatori lasciarono anche dei profili genetici. Profili che, a distanza di più di 4 anni, li hanno portati davanti ai magistrati.

Due hanno già chiuso i conti con la giustizia patteggiando la pena. In particolare la guardia giurata ex collega dell’attuale imputato a 1 anno e 10 mesi di carcere, mentre il pregiudicato che avrebbe organizzato il colpo a 6 anni e sei mesi. Ieri mattina prima della discussione il cinquantenne ha chiesto di parlare. «Io ho la coscienza pulita - ha affermato -, sono innocente. Sono stato accusato da un ex collega e amico che ha patteggiato che lo ha fatto per sottrarsi alle sue responsabilità e per un tornaconto personale». Parole che non hanno minimamente scalfito il pm Stefano D’Arma che ha chiesto 6 anni di reclusione.

«Non credere a quanto raccontato dal complice è pure fantasia. A quante assurdità dobbiamo credere per insinuare dei dubbi sulla sua responsabilità? Sono troppo gli elementi che portano a un suo diretto coinvolgimento». Parte civile l’agente della Securpol, assistito dall’avvocato Roberto Alabiso, che quel giorno era alla guida del mezzo blindato rapinato da tre persone.

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