Appalti e mazzette a Viterbo, l'inchiesta svanita sotto la scure della prescrizione

Lunedì 17 Giugno 2019 di Maria Letizia Riganelli
Lo tsunami sulla corruzione nella pubblica amministrazione. Questo sarebbe dovuto essere Genio e sregolatezza, la maxinchiesta sugli appalti pubblici che portò sotto la lente della magistratura oltre 60 persone tra imprenditori e funzionari pubblici della Tuscia. Una maretta è quello che è diventato, a conti fatti.

A sette anni dalle ordinanze di custodia cautelare i giochi sono tutti conclusi. E la parola che echeggia è una sola: prescrizione. Prescritti tutti i filoni secondari dell'indagine. Prescritte le posizioni degli imputati. E di quelle intercettazioni che, secondo la Procura inchiodavano i presunti colpevoli, non resta che qualche mega titolo di giornale.

«Pochi maledetti e subito» sarebbero stati i soldi pretesi da qualche imprenditore entrato nel giro, messo in piedi da alcuni funzionari per pilotare le gare d'appalto di mezza provincia di Viterbo. Secondo l'accusa sarebbero stati 12 milioni di euro l'importo totale delle presunte gare truccate, in cambio di ipotetiche tangenti. Il processo portante sull'appaltopoli della Tuscia si è chiuso un anno fa.

Ad aprile 2018 sono stati condannati in primo grado, a un soffio dalla prescrizione, il funzionario del Genio Civile Roberto Lanzi, la collega Gabriela Annesi, l'ex sindaco di Graffignano, Adriano Santori, e i due imprenditori Luca Amedeo Girotti e Angelo Anselmi. In totale sono stati inflitti 10 anni e 5 mesi di reclusione a fronte di una richiesta della Procura di oltre 25 anni. Una sentenza di condanna considerata una vittoria per le difese, che hanno visto capitolare buona parte delle accuse che venivano mosse agli imputati.

Gli appalti compromessi finiti sotto processo sarebbero stati 30. Alla fine le condanne sono arrivate solamente per due capi. Ora la partita si è trasferita in Corte d'Appello dove, entro qualche mese sarà fissata l'udienza per il secondo grado. Un'udienza che con tutta probabilità si concluderà con una prescrizione. E di fatto tutto sarà concluso.

Così come sono terminati, nei giorni scorsi, tutti i processi nati da una costola del principale Genio sregolatezza. Della maxi inchiesta di Forestale e Finanza restano solo le accuse e i patteggiamenti di tre imprenditori. Solo loro tre hanno una sentenza passata in giudicato. E hanno pagato le loro colpe.

Per tutti gli altri lo Stato ha rinunciato a far valere la propria pretesa punitiva, in considerazione del tempo trascorso dalla commissione del reato. Rinuncia amara per tutti, dalla Procura che ha fatto di tutto pur di accertare l'impianto probatorio, agli stessi imputati che hanno trascorso anni a combattere contro le accuse.
  Ultimo aggiornamento: 16:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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