Botte, minacce e insulti: nei guai due moldavi e un ucraino della Crimea

Carabinieri
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Martedì 22 Marzo 2022, 06:35 - Ultimo aggiornamento: 21:22

Botte, minacce e insulti: nei guai due moldavi e un 41enne originario della Crimea. La notte del 12 febbraio scorso i tre stranieri - due moldavi di 33 e 41 anni anni e un uomo della Crimea di 41 tutti residenti a Gradoli - erano a piazza Oberdan, ad Acquapendente, e con un pretesto avrebbero iniziato a litigare con due giovani del posto.

Dopo averli istigati alla lite con insulti e minacce li avrebbero pestati con calci e pugni. I due giovani per sottrarsi alla mattanza hanno chiesto riparo a un’enoteca. E una volta entrati si sono barricati dentro insieme ad altri avventori del locale. I due moldavi con l’amico della Crimea avrebbero così iniziato a prendere a spallate la porta a vetri dell’enoteca gridando: «Se siete uomini venite fuori. Vi ammazziamo tutti». Uno dei tre mentre gridava minacce di morte avrebbe estratto anche un coltello di 21 centimetri e avrebbe mimato il gesto del taglio della gola. Non solo, avrebbero anche fatto foto ai ragazzi per intimorirli. Avrebbero urlato: «Tanto vi troviamo».

Le vittima spaventate hanno subito chiesto l’intervento dei carabinieri. I militari arrivati nella piazza principale di Acquapendente hanno trovato i tre stranieri seduti a un bar, uno di loro aveva ancora la testa sanguinante e li hanno perquisiti trovando subito la lama descritta dalle vittima. Una volta portati in caserma i tre sono stati accusati di lesioni, minacce e porto abusivo di arma da taglio. Il gip del Tribunale di Viterbo, lil 17 marzo scorso ha emesso ordinanza con applicazione della misura del divieto di avvicinamento alle vittima.

«Hanno dimostrato - ha spiegato il giudice delle indagini preliminari - una particolare spregiudicatezza e senso di impunità, confidando nella forza intimidatrice della loro condotta». Dovranno tenersi ad almeno 300 metri dai giovani che hanno picchiato e minacciato. Ieri mattina gli indagati sono comparsi davanti al gip per la convalida della misura cautelare. Ad assisterli gli avvocati Angelo Di Silvio, Tiziana Maracci e Paolo Labbate. Tutti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere. Non fornendo nessuna spiegazione alle azioni violente del 12 febbraio scorso.

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