Vaticano conferma i bonifici in Australia, «obblighi contrattuali e gestione risorse» ma il giallo resta

Vaticano conferma i bonifici in Australia, «obblighi contrattuali e gestione risorse» ma il giallo resta
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 13 Gennaio 2021, 17:12

Città del Vaticano – Il Vaticano tra il 2014 e il 2020 ha fatto bonifici in Australia per 9,5 milioni di dollari australiani, pari a circa 6 milioni di euro. La motivazione? «Il rispetto di obblighi contrattuali e ordinaria gestione delle risorse». Di quali obblighi contrattuali si sia trattato, però, non viene spiegato. 

La conferma è arrivata dalla Santa Sede che, in un comunicato, precisa a quanto ammontavano realmente i trasferimenti fatti nel corso degli anni. Si tratta di una precisazione importante in base alle recenti notizie pubblicate da diversi quotidiani di stampa oltre che alle richieste dei vescovi australiani di fare luce sulla natura di questa montagna di denari. Monsignor Mark Coleridge, presidente della conferenza episcopale australiana, nei giorni scorsi aveva fatto sapere a nome di tutti i vescovi che alla prima riunione ad limina a Roma avrebbe domandato spiegazioni su bonifici e finanziamenti a lui sconosciuti. 

Dopo varie sollecitazioni il Vaticano ha finalmente rotto il silenzio ringraziando la cooperazione di Asif e Austrac, i due enti di vigilanza finanziari. «La Santa Sede – si legge - prende atto dei risultati della verifica richiesta, effettuata congiuntamente da Asif e Austrac e dell’ingente discrepanza di cui è stata data notizia oggi da un quotidiano australiano, relativa ai dati precedentemente resi noti circa le transazioni finanziarie effettuate dal Vaticano all’Australia tra il 2014 e il 2020: 9,5 milioni a fronte di 2,3 miliardi di dollari australiani. La cifra è riconducibile, tra l’altro, ad alcuni obblighi contrattuali e all’ordinaria gestione delle proprie risorse. Con l’occasione, la Santa Sede ribadisce rispetto per le Istituzioni del paese». 

Un bug informatico sarebbe all'origine del clamoroso errore che ha indotto l'authority finanziaria australiana, Austrac (Australian Transaction Reports and Analysis Centre), ad affermare, e oggi a ritrattare, l'informazione che negli ultimi anni dal Vaticano erano stati trasferiti in Australia 2,3 miliardi di dollari australiani (oltre 1,4 miliardi di euro), una cifra spropositata che aveva innescato speculazioni sull'ipotesi di un tentativo di pilotare il processo per pedofilia a carico del cardinale George Pell. Il calcolo, ha riferito la stessa Austrac al quotidiano The Australian, ha sovrastimato i trasferimenti di due miliardi, sarebbe dovuto, appunto, ad un errore di codice informatico che avrebbe incluso nella somma dei trasferimenti relativi allo Stato della Città del Vaticano anche quelli relativi all'Italia.

Inizialmente Austrac aveva calcolato che dal Vaticano erano stati trasferiti 2,3 miliardi di dollari australiani in oltre 40mila transazioni avvenute dal 2014 al 2020, con un picco di 581 milioni nel 2017. Ma dopo aver verificato queste cifre congiuntamente con l'authority finanziaria vaticana, l'Asif diretta da Carmine Barbagallo, ex Banca d'Italia, Austrac ha ammesso che c'era alla base un errore di calcolo e che in quel lasso di tempo i trasferimenti dal Vaticano all'Australia erano stati solo 362 per un ammontare complessivo di 9,5 milioni di dollari australiani, pari a circa 6 milioni di euro. Negli stessi anni, peraltro, 26,6 milioni di dollari australiani sono stati trasferiti in 237 operazioni dall'Australia al Vaticano, probabilmente a titolo caritativo.

Il nodo dei misteriosi finanziamenti inviati dal Vaticano all'Australia era emerso in parallelo alle inchieste in corso sulla gestione dei fondi riservati della Segreteria di Stato vaticana. Secondo il cardinale George Pell quei denari sarebbero serviti – o almeno così aveva insinuato in diverse occasioni – a comprare i testimoni al processo sulla pedofilia che si è celebrato in Australia contro di lui negli anni scorsi e dal quale è risultato poi totalmente prosciolto. Pell additava tra i responsabili di oscure manovre e presunti complotti il cardinale Angelo Becciu che però ha sempre smentito con fermezza le insinuazioni. Anzi, ha persino inviato al cardinale Pell una durissima lettera per diffidarlo dal seminare calunnie. 

Papa Francesco finora – su questa vicenda - è rimasto in silenzio ma non è escluso che presto voglia chiarire lui personalmente i fatti anche per non continuare ad alimentare misteri, zone d'ombra e opacità che non fanno bene a nessuno. 

Recentemente la Associated Press, in una inchiesta approfondita, ha rilevato che nelle recenti inchieste in Vaticano non sarebbero stati rispettati i diritti fondamentali degli imputati violando, di fatto, la legislazione dell'Unione Europea (alla quale il Vaticano fa riferimento avendo formalmente aderito al Trattato per la moneta unica). 

Il nodo misterioso del flusso dei denari verso l'Australia potrebbe essere fornito, la prossima settimana, dai magistrati che si occupano del caso di Cecilia Marogna, la donna fatta arrestare dal Vaticano per la gestione allegra dei denari della Santa Sede. Si tratta del merito della procedura di estradizione. Entro quella data le autorità vaticane dovranno trasmettere gli atti in possesso per dimostrare le accuse. Il Vaticano vorrebbe processarla ma la Cassazione ha sancito essere illegittimi sia il fermo che la carcerazione. 

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