«Theresa May stupid woman». Il labiale che inchioda Corbyn

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Bufera nella bufera della Brexit alla Camera dei Comuni britannica: stavolta sotto tiro è finito il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, inciampato in un'apparente gaffe sessista nel Question Time di oggi secondo chi lo accusa, a dispetto delle insistenti smentite, d'aver mormorato «stupida donna» all'indirizzo di Theresa May.

La vicenda ha finito per dominare la giornata parlamentare, lasciando in ombra le contestazioni sul rinvio a metà gennaio del voto di ratifica del precario accordo sulla Brexit raggiunto dalla premier con i 27 a novembre; la discussione sull'incubo sempre più palpabile di un ipotetico 'no deal'; e i timori per la scure che il governo Tory si è riservato in queste stesse ore di far calare sull'immigrazione nei piani per il dopo-divorzio. Tutto è avvenuto a margine dell'ennesimo botta e risposta dai toni accesi sul divorzio da Bruxelles. E si è trattato del secondo episodio del genere nel giro di una settimana per l'inquilina di Downing Street, risentitasi giorni fa con Jean-Claude Juncker dopo essersi sentita definire «fumosa» nel corso dell'ultimo vertice europeo.

May stava polemizzando furiosamente contro «le manovre» di Corbyn per tentare di far mettere ai voti una mozione di sfiducia individuale contro di lei, quando dai banchi dell'opposizione il numero uno del Labour ha borbottato qualcosa a mezza voce, fra sé e sé. All'inizio nessuno si è accorto di nulla, ma più tardi, sulla scorta delle immagini filmate, è scoppiato il putiferio. Diversi deputati e deputate del Partito Conservatore sono insorti rinfacciando a Corbyn d'aver usato l'espressione incriminata «stupid woman». Mentre i media si sono scatenati, facendo sfumare per ore tutto il resto del dibattito e citando almeno qualche esperto pronto a inchiodare il 'compagno Jeremy'. «Non ho usato le parole 'donna stupidà contro la premier né contro nessun altro», si è difeso l'imputato di fronte alla Camera dopo essere stato invitato a un chiarimento dallo speaker, John Bercow.

La tesi del Labour è che Corbyn sarebbe sbottato in un più generico «persone stupide» («stupid people», non «stupid woman») riferendosi «a chi cerca di trasformare una crisi nazionale come la Brexit in una pantomima». Ma i sospetti non si spengono e la polemica continua, attraversando gli schieramenti. Non senza sollecitazioni a Bercow (lui stesso accusato qualche tempo fa di aver dato della «stupida donna» alla ministra Andrea Leadsom) a imporre le scuse al leader laburista. Lo speaker giustifica in effetti in qualche modo i dubbi, ma evita per ora provvedimenti osservando che «nessuno, neppure coloro che leggono le labbra per professione, può essere certo al 100%» delle parole pronunciate da Corbyn. Vari esponenti Tory fra cui il ministro della Sanità, Matt Hancock, non esitano comunque a bollare il capo dell'opposizione come bugiardo, «misogino» e addirittura «reazionario».

Mentre critiche piovono pure dal Partito Liberaldemocratico e persino da qualche laburista, come la deputata Stella Creasy che afferma: «Il Question Time ribolle di emozioni, ma spero che Jeremy riconosca come questo comportamento non sia nella sua natura e non sia ciò che ci aspettiamo dagli uomini progressisti». «Spetta a tutti noi stare attenti al linguaggio che usiamo», commenta da parte sua Theresa May, cogliendo la palla al balzo per provare a spostare il focus dell'attenzione dalla Brexit al femminismo. Specialmente, nota, «nell'anno in cui celebriamo nel Regno Unito i 100 anni del voto alle donne»
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