"Stranger Things" al Messaggero: con Lucas e Dustin tornano gli Anni ’80

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“Stranger Things”, alla terza stagione, è ancora la serie tv da guardare tutta d’un fiato. Quella che fa fare tardi la notte, che costringe al binge watching nonostante gli episodi (otto, già disponibili su Netflix) durino quasi un’ora ciascuno. «Il segreto dello show - rifletteva Gaten Matarazzo, il Dustin dello serie, in tour con il collega Caleb McLaughlin - è che si tratta di una serie intergenerazionale, uno show che parla di temi universali ».


Ambientata nell’estate del 1985 nella cittadina fittizia di Hawkins, al terzo giro di boa Stranger Things si fa perdonare le scivolate della stagione precedente puntando su ciò che aveva fatto la fortuna dei primi episodi: l’ambientazione Anni Ottanta, una spiccata vena horror e una qualità di scrittura altissima, che coniuga la crudeltà alla Trono di Spade alla leggerezza dei migliori fantasy per ragazzi. «La musica, i film, i cartoni animati, la moda, l’hip hop: adoro gli Anni Ottanta - racconta McLaughlin, 17 anni - La cultura moderna è nata in quegli anni». Una cultura che la serie omagomaggia a piene mani, con una cura maniacale per il dettaglio evidente nei tributi a film, telefilm e videogiochi vintage, oltre che nel gustoso innesto di una linea narrativa dedicata alla guerra fredda.

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