Il premio Oscar Pete Docter per Soul: «Delle volte mi sento un impostore»

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Capita che delle volte ci si senta fuori luogo, che tutto quello che abbiamo fatto nella nostra vita non sia abbastanza, o forse che non ce lo siamo meritato e dobbiamo continuare a lottare. Fa strano sentire questi discorsi da un premio Oscar come Pete Docter, la mente di Up e Inside Out che con l'arrivo di Soul su Disney+ (dal 25 dicembre) ci riprova, puntando verso quella statuetta che sembra possibile ancora una volta: 
«Sono incline all'ansia, non sono sempre ansioso, ma ho una sorta di senso di sindrome dell'impostore, delle volte non mi sento abbastanza bravo. E il viaggio di Soul parla anche di questo. Un'anima che deve ancora nascere che ha paura di vivere, perché se dovesse fallire? Se non fosse abbastanza? Se non si meritasse quello che ha ottenuto? Ma il messaggio è che non si è bravi solo se si raggiunge un obiettivo, se si arriva più in alto. Siamo tutti degni e abbiamo tutti l'opportunità di vivere davvero una grande vita».


Sono parole che colpiscono, anche se arrivano non dal vivo ma via Zoom durante i Country Days, un incontro tra stampa e creativi del team Disney Pixar che generalmente si tiene nel loro quarier generale, a San Francisco. Collegati ognuno dalla propria abitazione però riusciamo a comprendere meglio il vero messaggio di Soul, un film su cui il team di Docter lavora da cinque anni, e che mai avrebbe pensato di saltare la sala (tranne il passaggio in apertura alla scorsa Festa del Cinema di Roma) per arrivare il giorno di Natale in streaming su Disney+.
Quando per anni cerchi di raggiungere un sogno, ma la vita, gli affetti, si mettono involontariamente in mezzo, cosa accade quando raggiungi poi quell'obiettivo che ti sei prefissato? La risposta arriva dal protagonista di Soul, Joe (doppiato in italiano da Neri Marcorè), insegnante part-time che fa di tutto per diventare un musicista jazz. Il problema arriva appunto quando raggiunge il suo obiettivo e si chiede: «È tutto qui?».


«Tutti noi siamo appassionati di ciò che facciamo per vivere» racconta Bobby Podesta, animator supervisor di Soul: «Ma la domanda è quanto questa passione ci offusca da tutto il resto? Quanto perdiamo di vista le piccole cose importanti della vita? Non c'è un momento migliore di quello che stiamo vivendo per capire l'importanza delle piccole cose».


Altro focus del film è come affrontare l'ansia, e tutte le cose che ci fanno sentire scollegati dalla nostra realtà. Kristen Lester (Story Supervisor) durante le interviste si è confidata proprio su questo aspetto:
«C'è molta ansia intorno a quale percorso nella vita devi scegliere, l'ho vissuto anche io quando ho dovuto scegliere se diventare un contabile o un'artista. Sono stata fortunata, ho delle persone nella mia vita che mi hanno aiutato supportandomi a fare questa scelta lavorativa, ma questo non significa che non ci fosse ansia nel fare comunque questa scelta. Su questo mi identifico molto con 22, la giovane anima che non vuole vivere, e abbiamo cercato di dare al personaggio proprio quest'ansia che provano le persone, quello chederiva dall'uso che facciamo della nostra vita. Per 22 il suo tipo di difficoltà è scegliere quello che vuole essere, ma è come se radicassimo davvero le nostre ansie in quel personaggio. Riuscirà a vivere la vita che vuole? Ed è così che abbiamo dato vita a tutto questo attraverso lei».
(Servizio a cura di Eva Carducci)