Roma, Tiburtina dimenticata: il declino del "distretto del futuro" tra lavori infiniti e rifiuti

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Doveva diventare il simbolo dello sviluppo. Un po' di quel successo californiano in salsa romana con la Capitale che, strizzando l'occhio a San Francisco, inaugura, benedice e protegge la sua Tiburtina valley: il distretto industriale del futuro. Di quel sogno americano, immaginato quando le speranze non erano divenute ancora chimere, sono rimasti oggi solo i capannoni sdruciti o abbandonati se non, nei casi peggiori, occupati da sbandati ed extra comunitari. Il progresso ha deciso di guardare altrove e Roma ha lasciato fare. Dieci chilometri o poco più, dalla stazione Tiburtina secondo scalo ferroviario della città fino all'innesto con l'A90, che tirano dritto seguendo una lunga linea di degrado. «L'altra notte se so menati che erano ubriachi persi ma che ne sa di quello che passiamo tutte le sere con sti sbandati», si sfoga Romolo che abita in via Michele Lando, a pochi metri dall'ingresso della stazione e nel sottopasso della Tangenziale Est, in prossimità della metropolitana, ne vede di tutti i colori. Le risse tra ubriachi romeni e polacchi sono all'ordine del giorno.

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