Roma, il padre del bimbo aggredito dalla scrofa: «Stava per sbranarlo, così l'ho salvato»

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Quando la madre del piccolo Emanuele (lo chiameremo così) due anni appena, è arrivata all'ospedale di Tivoli, coperta di sangue, fango e sterco, non riusciva a parlare. In stato confusionale e sotto choc ha affidato il suo piccolo, da poco aggredito da una scrofa nell'allevamento di suini a Corcolle, ai sanitari che prima di trasferirlo in serata nella Capitale prima a Tor Vergata e poi al Bambino Gesù lo hanno dovuto rianimare per circa 30 minuti. Il suo cuoricino aveva smesso di battere, piegato dai morsi e dal peso di quell'animale che ieri pomeriggio ha anche ucciso l'uomo che con il piccolo era entrato nel recinto per vedere i maialini appena nati. Il padre del bambino è anche lui sotto choc: «Abbiamo sentito le urla», ha raccontato ai carabinieri della compagnia di Tivoli, arrivati sul posto dopo i vigili del fuoco e il personale del 118. Lui e altre persone erano lontane dal recinto, si trovavano tra le baracche di quell'allevamento ora posto sotto sequestro e stavano finendo di pranzare. «Siamo corsi e siamo riusciti a portar via mio figlio da lì». L'operaio che invece è morto, Adrian R., classe 1969, è rimasto in terra, coperto dal fango e dallo sterco. Per riconoscerlo i militari si sono affidati ai testimoni e ai documenti che portava in tasca, tanto il suo corpo era stato dilaniato dai colpi e dai morsi della scrofa.

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