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Roma, apre il nuovo Macro: festa da 6mila persone e tante performance

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(di Laura Larcan /Video Andrea Giannetti/Ag.Toiati)

«Ti nomino artista, perché tutti possiamo esserlo per un giorno». Et voilà, un timbro rosso sulla mano di ogni visitatore che varca la soglia del Macro Asilo. La performance va in scena all’entrata su via Nizza: Mauro Cuppone indossa una maglietta rossa con su scritto “Gli artisti pagano doppio”. Fa da bigliettaio, col suo banchetto, timbro e cartoline. Titolo della performance, “The artist is absent” (l’artista è assente). Un gioco di parole che sembra tanto parafrasare alla lontana il capolavoro della “regina” Marina Abramovic, “The artist is present”, con cui stregò il Moma di New York. La distanza, però, è abissale. Che si voglia fare la rivoluzione a colpi di ironia? Tant’è.

La festa del Macro Asilo c’è stata. Con tanto di concerto di palloncini “sonanti”. È andata letteralmente in scena: più performance che mostre, più intrattenimento che contemplazione. Il pubblico ha risposto, certo. In seimila ieri pomeriggio si sono dati appuntamento al museo comunale, gioiello architettonico di Odile Decq. La curiosità prima di tutto, per questa istituzione che riapre con il progetto ardito del direttore Giorgio De Finis, che riplasma il concetto di museo tradizionale dopo la sua esperienza al Maam, la maxi-galleria d’arte nell’ex salumificio della Fiorucci occupato illegalmente sulla via Prenestina. E per la sua creatura è stata una festa popolare, ieri. Con una star come Michelangelo Pistoletto che ha tenuto la lectio magistralis, in un carnet di presenze. Varie. Il collettivo degli Artisti Innocenti, che migrava nelle sale sfoggiando in testa i monumenti simbolo di Roma. E Francesco di Giovanni, artista catanese, con la sua installazione di scatole di cartone ad evocare il trasloco dell’ufficio del direttore del museo.

Ed ecco ancora una performance, “il direttore è stanco”: un uomo resta disteso a terra immobile per sette ore sotto un cumulo di scatole. Interpreta Giorgio De Finis? Protagonista dell’eroica impresa è Alosha: «È stato collaboratore della Abramovic alla Biennale di Venezia - spiegano - Gli si può fare di tutto, tortura e solletico, non si muove». Pensare che la vera Abramovic è a Firenze, ad un’ora e mezza di treno per vederla. Il Macro, invece, fa da Asilo: gli artisti romani “a chilometro zero” celebrano se stessi. E la storia dell’arte fa da arredo: la quadreria nell’ex Sala Enel riempie una sola parete, ma resta senza neanche una didascalia a spiegare chi sono gli autori. Il percorso di visita alterna, poi, installazioni (quella sonora di Piero Mottola su voci e sentimenti, con tanto di spasmi di piacere) ad atelier. Ad assistere, il vicesindaco Luca Bergamo che commenta: «Per Roma sarà una grandissima innovazione». Arte nell’arte, Cesare Pietroiusti, presidente Palaexpo e artista performer sfoggia la scritta “Chi sono io che mi seguite?” sulla sua t-shirt. Magliette e magliette, performance e performance, un palco per la band dal vivo, una sala ludoteca con maxi lavagna e gessetti colorati. Più che un museo, un palinsesto. Con una programmazione quotidiana, a canone zero. Ecco la nuova frontiera del Macro Asilo. Tanti artisti per un giorno, con la suggestione dell'effimero. Addio mostre antologiche di Anish Kapoor o Mario Merz. Piacerà al pubblico? La scommessa è aperta.