Roma, la beffa delle fotocopie: i comunali si rifiutano. Raggi chiama i privati

EMBED
È uno schiaffo perfino a certi cliché, quelli che, magari ingenerosamente, vorrebbero il dipendente pubblico passare il turno senza troppa lena accanto alla fotocopiatrice. Invece al Comune di Roma - che non svetta certo nei ranking dell’efficienza – perfino duplicare qualche foglio diventa tema di accesi dibattiti sindacaleggianti. Fino alla decisione che a qualcuno sembrerà paradossale: solo per spostare i registri da uno scaffale all’altro, piazzarli sul tavolo dello scanner e poi rimetterli a posto, il Campidoglio ha arruolato una pattuglia di addetti privati, che saranno naturalmente stipendiati coi soldi dei contribuenti. Motivo? Nessuno, tra i dipendenti comunali, vuole occuparsi delle fotocopie digitali. Mansione considerata «squalificante», come hanno dovuto annotare i dirigenti capitolini nei documenti con cui sono stati assoldati gli indispensabili “scannerizzatori” esterni. L’incarico, piuttosto banale, fa parte di una missione senza dubbio utile: «dematerializzare» la pubblica amministrazione. Insomma, ridurre i documenti stampati su carta e mettere tutto su internet, a portata di clic dei romani interessati. Procedure più veloci e una considerevole mole di fogli risparmiati. Tutto già previsto dal “Codice dell’Amministrazione digitale”, quindici anni fa. Il Campidoglio si sta muovendo ora e ha deciso di ottenere una copia informatica di tutti i registri di Stato civile, col traguardo di rilasciare ogni anno 180mila estratti.

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Romani pronti al rientro ma potrebbero ripensarci

di Mauro Evangelisti