Timmermans: «Europa climaticamente neutrale entro il 2050»

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È dedicata agli scenari futuri della lotta al cambiamento climatico la quarta e ultima puntata di “Impact – Soluzioni per una crisi”, l’approfondimento di Sky TG24 che racconta il Climate Change, in onda lunedì 2 novembre alle 20.30 e disponibile On Demand. Curato e condotto da Daniele Moretti, con la collaborazione degli scienziati Stefano Caserini e Stefano Pogutz “Impact – Soluzioni per una crisi” spiega cosa sia davvero possibile fare per affrontare il cambiamento climatico, approfondendo i temi di transizione energetica, mitigazione, e adattamento, con i contributi di moltissimi esperti internazionali. Il cambiamento climatico ha già avuto ripercussioni negative sul clima e senza alcun tipo di provvedimento, questo fenomeno proseguirà immutato in futuro, per questo è gli Stati sono impegnati nella sfidante impresa di ridurre al più presto le emissioni di gas serra, come spiega anche l’ospite della puntata, il Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il clima e del Green Deal europeo, Frans Timmermans.

«Dobbiamo portare l’Europa alla neutralità climatica entro il 2050 – ha spiegato Timmermans, illustrando il piano d’azione che l’Europa ha immaginato -. Abbiamo bisogno di un progetto chiaro, che dica cosa fare in uno, cinque, dieci, vent’anni. Soltanto così possiamo preparare la società, ma anche l’economia, a questi cambiamenti. Se non facciamo nulla la temperatura cresce di due o tre gradi, già adesso con un grado vediamo cosa succede. Non abbiamo tempo da perdere, non possiamo permettere che la temperatura cresca oltre un grado e mezzo, altrimenti non avremo più il controllo della situazione, ci saranno sviluppi che non possiamo più cambiare, controllare. Sarebbe una tragedia per l’intera umanità. L’Europa punta a ridurre le proprie emissioni del 55% entro il 2030. Noi crediamo che per l’Europa sarà sufficiente – ha aggiunto -, ma abbiamo bisogno anche del resto del mondo. Serve un impegno di Cina e Usa e dobbiamo anche aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la stessa cosa. Se lo facciamo a livello mondiale sono sicuro che il 55% basti per avere la sicurezza di arrivare a zero nel 2050. Andare adesso oltre il 55% sarebbe molto molto costoso, difficile per la nostra economia e darebbe una scusa agli altri per fare meno».

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