Eddie Vedder, il tributo del cantante alla moglie: «A Milano il nostro primo incontro»

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(Agenzia Vista) Milano, 24 giugno 2018 Durante il concerto a San Siro, Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, ha letto una lettera alla moglie in italiano, un tributo per il amore, dato che fu proprio lo stadio di Milano il luogo del loro primo incontro. fonte Instagram_present_tensepj Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev agenziavista.it

Il concerto. Due ore di poesia e furia rock a costo di perdere la voce: così i Pearl Jam ed Eddie Vedder, vincendo i problemi che lo hanno costretto a cancellare la data di Londra, hanno resistito questa sera a Milano, con l'aiuto di oltre 60mila persone nello show finale della seconda giornata degli I-Days in Area Expo. «Milano tira fuori il meglio di me - dice in italiano dal palco, poco dopo l'inizio del concerto - Stasera canteremo insieme, stasera siete nella band». Quando ancora non era sceso il buio, la band è arrivata con la promessa di rendere la serata speciale: «Nel 1992 abbiamo suonato per la prima volta in Italia, oggi cominciamo con la prima canzone di quella sera», dice Vedder sempre in italiano, annunciando 'Releasè, brano degli esordi fulminanti della band di Seattle. Quando partono le pennate acustiche di 'Elderly Woman...', i cori a supporto della voce affaticata di Vedder partono spontaneamente, mentre sul palco calano decorazioni e lampadari composti di lamiere e parti meccaniche, scenario scarno che richiama l'immaginario apocalittico spesso toccato nei testi della band. Lo spettacolo sta infatti nella musica, una serie di brani del canone grunge e non solo, come dimostrano subito dopo i riff hard rock di 'Do The Evolution'. Dopo altri due classici inni dall'album 'Yield' ('Given to Fly' e 'Wishlist') si ritorna ancora alle origini con 'Even Flow', dove la chitarra di Mike McCready si sfoga in un lungo assolo tra Hendrix e il punk, che supporta lo show tra le inevitabili difficoltà di Vedder, che lascia cantare a un pubblico in delirio tutti i ritornelli. Il sostegno del gruppo di amici si sente anche più tardi, quando dopo 'Corduroy' e 'Immortality', McCready si sfoga in 3 minuti acidi sulle note di 'Eruption' dei Van Halen, o quando a concerto inoltrato il chitarrista Stone Gossard prende il microfono per intonare 'Mankind', una delle rarissime tracce non cantate dal frontman. Il mestiere di Vedder si nota quindi anche nella scelta della scaletta, sempre imprevedibile come da tradizione: così compare una rarità come 'You Arè, da 'Riot Act' del 2003, che permette al timbro baritonale del cantante di fare piroette senza stancarsi. Il discorso musicale, però, non è mai avulso dal contesto politico per i Pearl Jam: così capita che durante il tradizionale botta e risposta con il pubblico sulla coda di 'Daughter', Vedder inserisca i versi di 'Another Brick in the Wall' dei Pink Floyd, mutandone però le parole: «Nielsen, lascia stare quei bambini», canta citando la segretaria alla sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen. Dopo 'I Got Shit', arriva un'altra stoccata politica, questa volta da parte della moglie: invitata sul palco per celebrare il loro incontro, proprio a Milano dopo un concerto nel giugno 2000, Jill McCormick sfoggia una giacca verde con la scritta 'I really care, don't you?', in risposta a quella indossata ieri da Melania Trump. Sempre sfidando le noie vocali del loro cantante, il gruppo parte per la volata finale delle due ore, una serie di classici come 'Porch', 'Black', 'Alivè, fino alla tradizionale chiosa: dieci minuti di 'Rockin' In The Free World' di Neil Young, durante la quale Vedder come ai vecchi tempi si arrampica sopra il palco. 'Yellow Ledbetter' è il congedo in cui risorge il ruggito di Vedder, commiato di una serata difficile e fuori dal comune.

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