Dentro il set di Il Giorno e la Notte, film da remoto girato ai tempi del Covid

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Loro girano "Il Giorno e la Notte" da qualche settimana ognuno nelle proprie case: tre coppie e alcuni attori singoli. Daniele Vicari (il regista di Sole, cuore amore e altri successi) li dirige da remoto e sfrutta l'unica possibilità data oggi al cinema di "girare". Vinicio Marchioni e la moglie Milena Mancini, Francesco Acquaroli (che ha dovuto interrompere le riprese a Chicago di Fargo e in attesa di chiudere la terza serie di Suburra), Matteo Martani, Isabella Regonesi e altri ancora si confrontano con un lato sconosciuto del loro mestiere. "Non è una provocazione di film - dice Vicari - piuttosto una carezza per il cinema: tutti facciamo tutto, gli attori coinvolti nel creare il set a casa propria, così prevede la sceneggiatura scritta da me con Andrea Cedrola". "Stiamo adattando anche le nostre case alle esigenze sceniche - dicono Barbara Esposito e Francesco Acquaroli - stiamo per girare la nostra prima scena e siamo un po' ansiosi". A rompere il ghiaccio sono stati Dario Aita ed Elena Gigliotti: "Cominciamo ad essere a nostro agio con questo modo di fare cinema, che in fondo prevede luci, cinepresa, costumi... E' cinema".
Problemi di connessione ed equivoci sul set virtuale come nelle chat di lavoro stanno diventando tormentoni. "Ma essere anche un po' registi, fotografi, costumisti ci rende ancora più consapevoli di cosa sia il cinema oggi - dicono Marchioni e Mancini - e ci fa ancora di più sottolineare il grido di aiuto che questo mondo lancia all'esterno". Martari e Giordano De Plano sono singoli nei loro collegamenti in questa storia che parte da una fuga di sostanze chimiche per la città di Roma che contringe tutti in una quarantena preventiva tanto simile a quella del Coronavirus. L'interazione avviene con scene di chiamate telefoniche che mette in contatto gli attori. "Ma allo stesso tempo - dicono tutti - la situazione ci costringe ad una grande concentrazione".
Alla fine Vicari sa che questo film ("cinque-sei settimane di lavorazione") resterà "in qualche modo storico per noi e forse per chi lo rivedrà tra qualche tempo". A questo all'inizio magari non pensavano lui e il produttore Andrea Porporati. "Beh, in qualche modo storico lo sarà. Io e Andrea abbiamo voluto cogliere l'opportunità per sottolineare, grazie alla partecipazione produttiva di tutti, quanto il cinema si debba fare ovunque e comunque. E ricordare la nostra voglia e passione nel farlo". 
L'irruzione sul set virtuale del giornalista è finita, i tanti "mi senti, mi fedi, sei frizzato" sono qualcosa di unico. Come questo film. 
Intervista di Alvaro Moretti

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