Brescia, primo giorno di lavoro per i medici albanesi e polacchi

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A Brescia, tra le città più colpite dall'emergenza coronavirus, la solidarietà arriva soprattutto da due Paesi europei la cui storia è sempre stata tra le più travagliate: Albania a Polonia. Dal Paese delle Aquile sono arrivati una trentina tra medici e infermieri che cercheranno di dare una mano ai colleghi bresciani così come i polacchi. «Siamo medici, abbiamo letto tutto il possibile sul coronavirus, nelle prossime ore inizieremo a lavorare», hanno detto i 15 medici arrivati dalla Polonia. «Tra loro - ha assicurato il console a Milano, Adrianna Siennicka - ci sono anche specialisti in terapia intensiva, che sappiamo essere la priorità in questo momento ha Brescia». La città lombarda è in grande difficoltà in termini di personale (molti medici e infermieri risultano ammalati) e di apparecchiature sanitarie, tanto che il sindaco della città lombarda, Emilio Del Bono, ripete da giorni: «Se esiste ancora il servizio sanitario nazionale è arrivato il momento di verificarlo». Per il primo cittadino inoltre andavano «moltiplicate le zone rosse» per contenere il diffondersi del contagio . I medici e infermieri albanesi si sono presentati nel pomeriggio agli Spedali civili per sapere nel dettaglio quali sono le loro competenze affinché possano essere collocati nei vari reparti. Sono desiderosi di entrare in azione e di «dare una mano». Alloggiati in un hotel vicino al nosocomio, spiegano che «questa è la nostra casa, siamo a Brescia e abbiamo un grande desiderio di aiutare». Il loro aiuto, così come quello dei medici polacchi, sembra però una goccia nel mare, a fronte del numero di contagiati e di vittime a Brescia. «Siamo grati per l'arrivo di medici e infermieri dall'Albania, ma purtroppo rimane aperto un problema fondamentale: la presenza di personale specializzato per le terapie intensive», ha detto il direttore generale degli Spedali civili Gianmarco Trivelli. Un filo di speranza arriva dai dati di oggi, con la città capoluogo che ha fatto registrare solo 20 nuovi casi nell'intera provincia, la crescita è stata di 200 contagiati (ieri 335) per un totale di 8213. In giornata è arrivata ai bresciani anche la solidarietà del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori: «Questo flagello ci unisce. Più che cugini da oggi siamo fratelli e sorelle. Tenete duro, mi raccomando. Quando sarà finito ripartiremo insieme».

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